16 Giugno 2026
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La Spagna ha inasprito le sanzioni contro le frodi elettriche legate alla coltivazione di cannabis indoor, dopo che Endesa ha segnalato un numero record di allacciamenti illegali e furti di energia. Solo nel 2025, l’azienda ha rilevato 72.700 casi di frode – circa 200 al giorno – e ha smantellato quasi 1.850 strutture indoor utilizzate per la coltivazione illegale di cannabis.
Questi dati si accompagnano a un importante cambiamento legislativo: a partire da quest’anno, le frodi elettriche associate alla coltivazione di marijuana possono comportare pene detentive da sei a diciotto mesi, in seguito all’entrata in vigore della Legge Organica 1/2026, che rafforza il Codice Penale spagnolo per questo tipo di reato.
Questa misura si inserisce in un fenomeno in crescita da anni e che aveva già destato allarme in Spagna: piantagioni indoor alimentate da allacciamenti clandestini alla rete elettrica, con un consumo continuo 24 ore su 24 e una capacità sufficiente a sovraccaricare interi quartieri.
Furti di apparecchi elettrici in Spagna: un problema in continua crescita
Secondo un rapporto pubblicato da Endesa il 4 maggio, le frodi elettriche rilevate dalla società negli ultimi cinque anni equivalgono al consumo annuo di oltre un milione di famiglie, una cifra paragonabile al numero totale di abitazioni di città come Barcellona e Siviglia.
Solo tra il 2021 e il 2025, la controllata e-distribución ha chiuso oltre 320.000 casi relativi a manomissioni della rete elettrica e ha recuperato più di 3.750 GWh di energia.
In questo contesto, la coltivazione di cannabis riveste un ruolo centrale.
La società energetica afferma che le coltivazioni indoor rappresentano il 26% di tutta l’energia recuperata dalle frodi rilevate negli ultimi anni. Solo nel 2025, le autorità e la società hanno smantellato circa 1.850 impianti di coltivazione indoor illegali, recuperando 182,7 milioni di kWh di energia.
L’azienda sostiene che una coltivazione indoor di cannabis consuma in media la stessa quantità di energia di circa 80 abitazioni e che, nelle aree con un’alta concentrazione di queste coltivazioni, la domanda sovraccarica completamente l’infrastruttura elettrica.
Il problema non è nuovo. Già nel 2024, Endesa aveva lanciato l’allarme sui blackout e gli incendi che le connessioni illegali legate alla coltivazione di cannabis stavano causando ingenti danni alla rete elettrica. Nel 2025, la situazione è ulteriormente peggiorata quando l’azienda ha iniziato a implementare intelligenza artificiale, Big Data e sensori predittivi in collaborazione con la Polizia Nazionale per individuare modelli di consumo sospetti prima del collasso della rete.
Nuove condanne al carcere in Spagna per frode legata alla coltivazione illegale di cannabis
Il grande cambiamento di quest’anno non riguarda solo la tecnologia, ma anche le nuove leggi. Endesa ha celebrato la recente entrata in vigore della Legge Organica 1/2026, che introduce una sottocategoria aggravata per il reato di frode elettrica in relazione alla coltivazione di marijuana.
Fino ad ora, questo tipo di frode era punito principalmente con multe. Con la nuova normativa, le pene possono includere condanne detentive da sei a diciotto mesi o multe aggravate fino a ventiquattro mesi.
L’azienda sostiene che il quadro penale spagnolo fosse relativamente “più indulgente” rispetto a quello di altri Paesi europei, un fattore che – secondo la Procura Generale dello Stato nella sua Relazione Annuale 2025 – potrebbe aver incentivato la creazione di reti criminali internazionali sul territorio spagnolo.
“La scarsa severità della legge penale spagnola, che prevede solo multe, rischia di attrarre gruppi della criminalità organizzata nel nostro Paese”, ha affermato la Procura Generale, paragonando il caso spagnolo a quello di Germania, Francia e Italia, dove la frode elettrica prevede già pene detentive.
Cannabis, mercato nero e una contraddizione normativa
Il fenomeno mette in luce anche una tensione che permea da anni il dibattito spagnolo sulla cannabis: sebbene la Spagna rimanga tra i principali produttori mondiali di cannabis terapeutica legale – con licenze principalmente per l’esportazione – l’accesso interno alla pianta rimane limitato e il mercato illecito continua a esercitare una notevole influenza.
Secondo il Rapporto europeo sulla droga del 2025, la Spagna rappresenta il 73% di tutti i sequestri di piante di marijuana registrati nell’Unione Europea. Il Ministero dell’Interno sostiene che gran parte della coltivazione illegale indoor sia controllata da organizzazioni criminali internazionali, soprattutto in regioni come la Catalogna e l’Andalusia.
Secondo Endesa, alcune di queste organizzazioni arrivano persino a posare cavi lunghi più di un chilometro, elettrificare le strade di accesso e manomettere i fusibili delle sottostazioni elettriche per mantenere piantagioni permanentemente operative.
Endesa dimostra che la preoccupazione non riguarda solo la coltivazione illegale, ma anche la sicurezza di coloro che lavorano nel settore. L’azienda afferma che negli ultimi quattro anni i suoi dipendenti e collaboratori hanno subito quasi cento episodi di violenza fisica durante le operazioni di contrasto alle frodi, di cui 58 aggressioni registrate solo nel 2025.
Pertanto, l’inasprimento delle pene rappresenta una nuova strategia su cui le autorità spagnole hanno scelto di fare affidamento per contrastare le frodi legate alla coltivazione indoor di cannabis. Ciò significa maggiore sorveglianza, maggiore tecnologia e ora anche conseguenze penali più severe.
Tuttavia, questa situazione solleva ancora una volta un interrogativo scomodo che permea da anni il dibattito sulla cannabis nel Paese: in un mercato che produce cannabis terapeutica legale per l’esportazione ma mantiene un accesso limitato al mercato interno, in che misura la crescita di certe economie clandestine è dovuta esclusivamente alla criminalità organizzata e quanto è invece legata ai limiti del proprio modello normativo?

