Studio brasiliano: le radici di cannabis potrebbero proteggere lo stomaco e ridurre la diarrea

16 Giugno 2026

Smoke Buddies

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La cannabis potrebbe possedere proprietà terapeutiche in parti della pianta che hanno ricevuto scarsa attenzione scientifica. Uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sulla rivista Frontiers in Pharmacology ha indagato gli effetti di un estratto etanolico di radici di Cannabis sativa, riscontrando risultati promettenti in modelli animali focalizzati sulla salute gastrointestinale.

La ricerca, condotta da scienziati affiliati all’Università Federale della Valle di São Francisco (UNIVASF) in Brasile, è nata da un punto importante: le radici di cannabis hanno un uso tradizionale in alcuni contesti medicinali, ma mancano ancora di validazione farmacologica sperimentale. Per colmare questa lacuna, gli autori hanno valutato il profilo chimico dell’estratto, la sua sicurezza acuta e i suoi effetti in test che coinvolgevano lo svuotamento gastrico, la diarrea e le ulcere gastriche indotte da etanolo.

Nell’analisi chimica, i ricercatori hanno identificato 13 picchi cromatografici nell’estratto e rilevato composti come l’acido p-cumarico e la N-trans-feruloiltiramina. Il materiale ha inoltre mostrato livelli misurabili di triterpeni, una classe di sostanze frequentemente associate ad attività biologiche rilevanti in altre piante.

Nei test biologici, l’estratto ha dimostrato la capacità di ritardare lo svuotamento gastrico e ridurre la defecazione nel modello di diarrea indotta da olio di ricino, in particolare alle dosi di 50 e 100 mg/kg. Nel modello di diarrea indotta da solfato di magnesio, gli effetti non hanno raggiunto la significatività statistica, suggerendo che l’azione possa dipendere dallo specifico meccanismo coinvolto in ciascuna condizione intestinale.

Uno dei risultati più significativi è stato osservato nel modello di ulcera gastrica indotta da etanolo. Secondo gli autori, l’estratto ha ridotto significativamente l’area ulcerata alle dosi di 50 e 100 mg/kg. Il gruppo di controllo presentava un’area ulcerata mediana del 17,18%, mentre i gruppi trattati con l’estratto mostravano rispettivamente il 2,89% e il 2,81% a queste due dosi.

Inoltre, lo studio non ha rilevato segni di tossicità acuta con la dose orale di 2.000 mg/kg, rafforzando la necessità di ulteriori indagini sul profilo di sicurezza della sostanza. Ciò non significa, tuttavia, che la sostanza possa essere considerata sicura per l’uso clinico nell’uomo, poiché una tale conclusione richiede ulteriori studi.

D’altra parte, l’ipotesi che l’estratto possa agire anche attraverso un effetto antibatterico ha ricevuto scarso supporto sperimentale. Nei test contro ceppi di Staphylococcus aureus, incluso MRSA, gli autori hanno descritto l’attività come debole nelle condizioni valutate.

Il lavoro è inoltre degno di nota per aver esplorato una dimensione della cannabis che va oltre la più comune attenzione al THC e al CBD. Poiché le radici contengono solo tracce di cannabinoidi, gli autori suggeriscono che gli effetti osservati potrebbero essere principalmente correlati a composti non cannabinoidi, come i triterpeni. Ciò amplia il dibattito scientifico sul potenziale terapeutico della pianta al di là dei suoi fitocannabinoidi più noti.

Nonostante i risultati, gli stessi ricercatori lanciano un avvertimento cruciale: i risultati sono preclinici e richiedono ulteriori studi per chiarire i meccanismi d’azione, isolare le molecole bioattive e verificare se questo potenziale possa, in futuro, essere tradotto in applicazioni umane.

Per la scienza della cannabis, lo studio rafforza un’idea sempre più importante: c’è ancora molto da scoprire nelle parti meno esplorate della pianta. E, in questo caso, le radici si stanno rivelando una possibile fonte non psicoattiva di composti di interesse farmacologico per il tratto gastrointestinale.