2 Novembre 2026
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A un anno dall’approvazione della relativa normativa, la Spagna si prepara a introdurre preparati a base di cannabis standardizzati nei propri ospedali. Tale misura apre un nuovo percorso terapeutico per i pazienti affetti da determinate patologie; l’accesso sarà tuttavia limitato a casi specifici e soggetto a supervisione medica specialistica.
La cannabis a uso terapeutico è sempre più vicina a diventare disponibile negli ospedali spagnoli. Dopo anni di dibattiti e un iter normativo che è parso procedere a rilento, il Paese sta trasformando le promesse in trattamenti concreti: preparati dalla composizione nota, sottoposti a controlli di qualità e reperibili esclusivamente tramite prescrizione ospedaliera.
Come riportato da *EL PAÍS*, l’azienda Curaleaf prevede di avviare, durante la settimana del 19 ottobre, la distribuzione di preparati a base di cannabis standardizzati presso circa 50 ospedali, pubblici e privati, in tutta la Spagna. A luglio, la società aveva annunciato la registrazione di due prodotti presso l’Agenzia spagnola per i medicinali e i dispositivi medici (AEMPS), tramite la sua filiale spagnola, Medalchemy.
Tuttavia, la regolamentazione della cannabis a uso terapeutico non implica che chiunque possa accedervi. La Spagna ha optato per un modello restrittivo, incentrato sul contesto ospedaliero e riservato a specifiche situazioni cliniche in cui i trattamenti autorizzati si sono rivelati insufficientemente efficaci o per le quali non esistono altre alternative.
Inoltre, i pazienti non riceveranno direttamente infiorescenze di cannabis o gli estratti registrati; saranno invece gli ospedali a preparare soluzioni orali personalizzate, contenenti proporzioni specifiche di THC e CBD, calibrate sulle esigenze cliniche del singolo individuo.
La cannabis in Spagna, dal decreto agli ospedali: come funzionerà il sistema
Il Regio Decreto 903/2025, approvato nell’ottobre 2025, ha stabilito il quadro normativo per l’impiego di preparazioni a base di cannabis standardizzata nelle formule magistrali (medicinali preparati in farmacia). Un anno dopo, la pubblicazione della relativa monografia nel Formulario Nazionale e la registrazione dei primi prodotti hanno aperto la strada al loro utilizzo in ambito ospedaliero.
Come funziona la procedura? Un medico specialista valuta il paziente per determinare se soddisfi i criteri clinici necessari per il trattamento. Qualora lo ritenga opportuno, lo specialista prescrive una formula con una specifica composizione e concentrazione di cannabinoidi. Il reparto di farmacia ospedaliera prepara quindi tale formulazione utilizzando i prodotti a base di cannabis registrati e la dispensa al paziente.
L’obiettivo è evitare l’impiego di prodotti dalla composizione incerta, affidandosi invece a materie prime standardizzate, sottoposte a controlli di qualità e caratterizzate da concentrazioni note di THC e CBD.
Nel luglio 2026, Curaleaf ha annunciato di aver ottenuto la registrazione di due preparazioni a base di cannabis standardizzata presso l’AEMPS (Agenzia Spagnola per i Medicinali e i Prodotti Sanitari). Denominate CAN-1 e CAN-2, una contiene un estratto a prevalenza di THC, mentre l’altra è a prevalenza di CBD. Secondo l’azienda, si tratta dei primi prodotti registrati nell’ambito del nuovo quadro normativo.
Tali prodotti sono realizzati presso gli stabilimenti di Medalchemy ad Alicante, di proprietà di Curaleaf. Prima della distribuzione, devono soddisfare le specifiche di qualità e i requisiti di produzione stabiliti dalle normative europee.
Questi estratti fungeranno da materie prime per la creazione di soluzioni orali personalizzate all’interno delle farmacie ospedaliere. La concentrazione e il dosaggio saranno adattati a ciascun paziente, in conformità con la prescrizione dello specialista e le condizioni stabilite nel Formulario Nazionale.
Questo modello mira a garantire una maggiore uniformità tra le preparazioni e a facilitare il monitoraggio clinico. Tuttavia, la registrazione di un prodotto non implica che tutti gli usi della cannabis siano autorizzati, né che la sua efficacia sia stata dimostrata per qualsiasi condizione medica.
Quattro indicazioni e una condizione fondamentale: il giudizio medico
Al momento, il quadro normativo copre quattro condizioni cliniche: la spasticità associata alla sclerosi multipla, alcune forme gravi di epilessia refrattaria, nausea e vomito indotti da chemioterapia e dolore cronico refrattario.
In tutti i casi, le preparazioni galeniche sono considerate un’opzione di ultima istanza per i pazienti che non hanno ottenuto una risposta soddisfacente ai trattamenti autorizzati, che hanno riscontrato effetti avversi inaccettabili o per i quali non sono disponibili farmaci idonei. Non rappresentano un’alternativa di prima linea, né saranno accessibili per una qualsiasi condizione medica.
La prescrizione è riservata esclusivamente a medici specialisti in ambito ospedaliero e richiede una valutazione clinica individuale. Inoltre, il medico deve documentare le motivazioni della prescrizione nella cartella clinica del paziente, tenendo conto dei trattamenti pregressi, dei benefici attesi e dei potenziali rischi.
La normativa stabilisce anche specifiche precauzioni e controindicazioni. Per bambini e adolescenti, si raccomandano formulazioni con un maggiore contenuto di CBD, dato il possibile impatto del THC sullo sviluppo neurocognitivo. Tali trattamenti sono inoltre controindicati durante la gravidanza e l’allattamento, nonché per soggetti con determinati trascorsi psichiatrici, inclusi casi personali o familiari di schizofrenia o altri disturbi psicotici.
Secondo quanto riportato da *EL PAÍS*, queste preparazioni saranno disponibili esclusivamente tramite i servizi di farmacia ospedaliera; non saranno quindi in vendita nelle farmacie territoriali.
Il decreto consente tuttavia alle comunità autonome di definire meccanismi di dispensazione a distanza per specifiche categorie di pazienti, come persone non autosufficienti, vulnerabili, a rischio o residenti a notevole distanza dalle strutture ospedaliere.
Anche le evidenze scientifiche rivestono un ruolo fondamentale. Sebbene i cannabinoidi abbiano applicazioni terapeutiche riconosciute in determinati contesti, i risultati variano a seconda della condizione medica, della formulazione e del singolo paziente. Di conseguenza, è essenziale un monitoraggio medico costante e una valutazione periodica sia dei benefici che dei potenziali effetti avversi, al fine di stabilire se proseguire il trattamento.
L’attuazione richiederà inoltre la formazione degli operatori sanitari. Non è sufficiente disporre di un prodotto standardizzato: è necessario sapere quando esso sia indicato, come valutarne la risposta e quali dati registrare, così da accrescere le conoscenze cliniche in materia.
Chi pagherà i trattamenti e cosa succede negli altri Paesi?
Una delle questioni centrali riguarda l’accesso economico. Secondo le proiezioni condivise dai rappresentanti di Curaleaf, i costi di questi trattamenti potrebbero essere coperti dai budget degli ospedali pubblici. Tuttavia, il decreto non stabilisce un meccanismo di finanziamento specifico e uniforme per tutte le strutture. Nel settore sanitario privato, la copertura dipenderà dalle condizioni specifiche sia della struttura che del paziente.
Di conseguenza, resta da vedere come tali proiezioni si tradurranno nella pratica e se i fondi disponibili saranno sufficienti a garantire l’accesso a chi soddisfa i criteri medici.
Anche la distribuzione rappresenterà un fattore critico. Sebbene Curaleaf preveda di iniziare a rifornire circa 50 ospedali, tra pubblici e privati, l’espansione nel resto del Paese avverrà gradualmente, in base all’organizzazione logistica e alle richieste delle singole strutture.
Come riportato da *EL PAÍS*, l’AEMPS (Agenzia spagnola per i medicinali e i prodotti sanitari) ha già chiarito agli ospedali che non è necessaria alcuna autorizzazione aggiuntiva per richiedere i preparati registrati. Ciononostante, l’effettiva disponibilità potrebbe non essere immediata né uniforme in tutti i centri.
La Spagna affronta questa fase guardando a diversi modelli europei come punti di riferimento. In Germania, ad esempio, l’accesso alla cannabis a fini terapeutici è più diffuso e può avvenire tramite le farmacie territoriali. Nel Regno Unito, al contrario, la facoltà di prescrizione è limitata a specifici medici specialisti.
*EL PAÍS* ha inoltre raccolto le opinioni dei pazienti, che da anni chiedono alternative terapeutiche, così come le cautele espresse dagli operatori sanitari, i quali sottolineano la necessità di ulteriori prove scientifiche e di una formazione adeguata.
Per chi attendeva da tempo una regolamentazione, l’istituzione di un quadro legale e controllato rappresenta un cambiamento significativo. Tuttavia, le restrizioni intrinseche al sistema lasciano aperte alcune domande: chi potrà beneficiarne? Quanto tempo sarà necessario affinché l’accesso diventi una realtà concreta? E tutti gli ospedali saranno attrezzati per offrire questi trattamenti?
In definitiva, l’arrivo della cannabis a fini terapeutici negli ospedali spagnoli segna l’inizio di una nuova fase, non la conclusione del dibattito. La sfida sarà osservare come il modello funzionerà nella pratica: se i preparati verranno forniti con continuità, se i pazienti che soddisfano i requisiti riusciranno ad accedervi e se il monitoraggio clinico consentirà di comprendere meglio i benefici e i rischi associati. La normativa è già in fase di attuazione. Ora resta da vedere cosa accadrà quando passerà dalla carta ai reparti ospedalieri.

