Uno studio rivela che la marijuana terapeutica migliora i sintomi e la qualità della vita dell’80% dei pazienti oncologici

15 Ottobre 2026

Tom Angell

https://www.marijuanamoment.net/medical-marijuana-improves-symptoms-and-quality-of-life-for-80-of-cancer-patients-study-finds/

Secondo un nuovo studio, la marijuana terapeutica viene utilizzata “comunemente” per trattare sintomi oncologici quali dolore, nausea, ansia, depressione, scarso appetito e disturbi del sonno; l’80% dei pazienti riferisce di trarne sollievo e di riscontrare un miglioramento della qualità della vita.

Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università del Kentucky, ha coinvolto 237 adulti sottoposti a radioterapia oncologica presso centri specializzati (sia urbani che rurali) del Kentucky, descritto nell’articolo come “un’area geografica unica caratterizzata da un elevato uso endemico di narcotici”.

Circa la metà dei pazienti (51%) ha dichiarato di aver fatto uso di marijuana almeno una volta nella vita; i ricercatori hanno osservato che “l’uso autonomo di cannabis terapeutica non prescritta era diffuso tra i vari gruppi demografici e finalizzato principalmente alla gestione dei sintomi”.

“Nel complesso, la maggior parte dei pazienti coinvolti nello studio ha riferito un miglioramento sia dei sintomi che degli indicatori di qualità della vita in seguito all’uso autonomo di cannabis terapeutica dopo la diagnosi di cancro”.

“Tutti coloro che hanno fatto uso autonomo di cannabis terapeutica dopo la diagnosi hanno individuato specifici sintomi alla base di tale scelta, tra cui nausea, affaticamento, disturbi del sonno, ansia, stress, depressione, scarso appetito, ricerca di piacere (sballo), perdita di peso, confusione e il desiderio di combattere la malattia”, afferma lo studio, sostenuto dal National Cancer Institute e pubblicato sulla rivista *The Oncologist*.

I sintomi più frequentemente indicati come causa dell’uso di cannabis sono stati dolore, nausea, ansia e depressione.

L’80% dei pazienti ha riferito di sentirsi almeno “leggermente meglio” riguardo al sintomo principale individuato grazie all’uso di cannabis terapeutica, mentre il 20% ha dichiarato che “non vi è stato alcun cambiamento”.

Per quanto riguarda la qualità della vita complessiva, l’89% dei partecipanti ha affermato di sentirsi “leggermente meglio” grazie all’uso di marijuana terapeutica, mentre l’11% ha riferito che “non vi è stato alcun cambiamento”.

“I pazienti hanno riferito di utilizzare la cannabis principalmente per dolore, nausea, ansia, depressione, scarso appetito e disturbi del sonno; almeno l’80% ha segnalato un miglioramento dei sintomi e della qualità della vita”.

In media, i pazienti che hanno fatto uso di marijuana terapeutica presentavano livelli di dolore più elevati rispetto a quelli che non ne hanno fatto uso. “Ciò potrebbe significare che alcuni pazienti ricorrono all’uso di cannabis terapeutica autogestita per alleviare il dolore dopo il fallimento delle terapie tradizionali o in assenza di un accesso adeguato e tempestivo a un medico per la gestione della patologia”, hanno scritto gli autori.

È interessante notare come lo studio abbia rilevato una maggiore diffusione dell’uso di cannabis terapeutica tra i pazienti intervistati presso il centro di cura urbano (21%) rispetto a quelli del centro rurale (9%).

“La cannabis può svolgere un ruolo di supporto nel trattamento di sintomi associati al cancro, quali dolore, nausea, ansia e perdita di appetito, in particolare quando le terapie convenzionali non offrono un sollievo adeguato, sono scarsamente tollerate o risultano difficilmente accessibili”, hanno concluso gli autori. “Abbiamo riscontrato che i pazienti utilizzano cannabis terapeutica autogestita per migliorare i sintomi legati alla malattia stessa o ai trattamenti oncologici, ritenendo tale pratica efficace”.

I ricercatori hanno tuttavia segnalato alcuni limiti dello studio, tra cui la dipendenza da dati riferiti direttamente dai pazienti, la scarsa diversità etnica del campione e la mancata validazione dello strumento di indagine utilizzato.

Questo nuovo studio è l’ultimo in ordine di tempo a dimostrare che la marijuana terapeutica può offrire sollievo alle persone che combattono contro il cancro.

Ad esempio, una recente ricerca finanziata a livello federale ha rilevato che “l’uso di cannabis ha apportato benefici terapeutici per diverse problematiche di salute comunemente riscontrate nei pazienti oncologici”, tra cui “sollievo dal dolore, miglioramento del sonno, rilassamento fisico, regolazione emotiva e riduzione dei farmaci concomitanti”.

Un altro studio recente, condotto dalle autorità dello Stato del Minnesota, ha evidenziato che la marijuana terapeutica sembra aiutare i pazienti oncologici riducendo dolore, nausea, vomito, ansia e depressione, oltre a migliorare la qualità del sonno.

Una ricerca distinta ha rilevato che quasi un sopravvissuto al cancro su cinque dichiara di aver utilizzato il CBD dopo la diagnosi, principalmente per gestire dolore, disturbi del sonno e disagio emotivo. Inoltre, oltre la metà di coloro che lo hanno utilizzato per sintomi specifici ha riferito di averne tratto almeno un certo beneficio.

Un ulteriore studio recente ha stabilito che gli estratti di marijuana terapeutica migliorano “in modo significativo” i sintomi legati al cancro, come i disturbi del sonno e l’ansia, sebbene le risposte dei pazienti siano variate in base alle preferenze personali riguardo alla specifica composizione di cannabinoidi degli estratti.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che alcuni componenti della marijuana mostrano “effetti antitumorali costanti e statisticamente significativi” in determinati tipi di cancro, tra cui il glioblastoma e il tumore al seno. Lo studio ha anche evidenziato che i cannabinoidi sembrano “potenziare l’efficacia della chemioterapia”.

Un’altra revisione sistematica ha concluso che gli studi “dimostrano costantemente” come il CBD sia un potenziale “agente antitumorale per diversi tipi di cancro”, un effetto valido sia per gli esseri umani che per i cani.

Un’analisi analoga ha mostrato che il CBD “offre prospettive promettenti come agente antitumorale”, oltre alle sue note proprietà antinfiammatorie.

Gli scienziati hanno esaminato gli effetti del CBD su numerose tipologie di cancro, incluse alcune delle più aggressive come il glioblastoma (che colpisce il cervello). Hanno inoltre osservato che la sostanza può contribuire a inibire la crescita e la metastatizzazione di altri tumori, tra cui quelli al seno, al polmone, al colon-retto, all’ovaio e alla prostata.

Nel 2025, un articolo pubblicato sulla rivista *Pharmacology & Therapeutics* ha valutato una serie di risultati clinici e preclinici indicanti che l’efficacia dei farmaci chemioterapici può essere potenziata dall’uso di marijuana terapeutica. A testimonianza di una maggiore accettazione delle applicazioni mediche della cannabis, la persona scelta dal Presidente Donald Trump per guidare la politica antidroga della Casa Bianca ha definito la marijuana terapeutica un’opzione di trattamento “fantastica” per i pazienti gravemente malati, dichiarando inoltre di non opporsi alla legalizzazione, pur non condividendo personalmente tale misura.

Sempre l’anno scorso, uno studio ha rilevato che “i pazienti oncologici che fanno uso di cannabis riferiscono un significativo miglioramento dei sintomi legati alla malattia”.