20 Ottobre 2026
https://canamo.net/noticias/mundo/un-juez-mantiene-un-salvoconducto-para-cannabis-medicinal-en-brasil
Un giudice della Corte Suprema brasiliana ha confermato l’autorizzazione legale concessa a un paziente per la coltivazione di cannabis a fini terapeutici. Alexandre de Moraes, vicepresidente del Supremo Tribunale Federale (STF), ha inoltre avvertito che l’eventuale mancato rispetto di tale tutela giudiziaria da parte delle forze dell’ordine potrebbe configurare il reato di abuso di potere.
Il 1° settembre, Moraes ha respinto il ricorso presentato dalla Procura Federale contro la tutela accordata a Wesley Felix de Figueiredo. Il caso era giunto alla Corte Suprema dopo che un tribunale di grado inferiore aveva confermato l’autorizzazione. La decisione consente al paziente di coltivare fino a 120 piante femmina in fase di fioritura all’anno e di importare 40 semi nell’ambito del suo trattamento documentato.
Sebbene la notizia abbia avuto risonanza sui media brasiliani, la portata della decisione è più limitata di quanto alcuni titoli lascino intendere. Non si tratta di una nuova autorizzazione generale alla coltivazione di cannabis in Brasile, bensì della decisione di un singolo giudice che conferma una tutela concessa a uno specifico individuo. In questo contesto, l’autorizzazione impone alle autorità — entro i limiti stabiliti in sede giudiziaria — di astenersi dall’arrestare il paziente o dal sequestrare e distruggere la cannabis destinata al suo trattamento, a condizione che egli agisca in conformità con l’autorizzazione stessa.
Tuttavia, il giudice Moraes ha sottolineato un aspetto importante: il mancato rispetto, da parte delle forze dell’ordine, delle autorizzazioni a valenza nazionale rilasciate dalle autorità giudiziarie potrebbe costituire abuso di potere. Tale affermazione rafforza la valenza pratica di simili provvedimenti, ma non implica che qualsiasi controllo, disaccordo o intervento della polizia costituisca automaticamente reato; la normativa brasiliana in materia di abuso di potere richiede infatti il soddisfacimento di condizioni specifiche ed esclude le semplici divergenze di interpretazione della legge o dei fatti.
Va ricordato che nel 2016 l’Agenzia Nazionale di Sorveglianza Sanitaria (Anvisa) — l’ente regolatore brasiliano in ambito sanitario — ha stabilito le norme per la produzione di cannabis terapeutica nel Paese. Come illustrato all’epoca della definizione di tale regolamento, il modello è rivolto a persone giuridiche ed è soggetto a specifiche autorizzazioni sanitarie.
Questo caso non va inoltre confuso con la sentenza del 2024 della Corte Suprema (STF) che ha stabilito la presunzione di uso personale per il possesso di una quantità di cannabis fino a 40 grammi o di sei piante femmina. Ciò che è in gioco, in questo caso, è un’autorizzazione medica individuale basata su documentazione medico-tecnica, che specifica i quantitativi destinati a un trattamento specifico.
La sentenza, pertanto, non conferisce un’autorizzazione generale alla coltivazione di cannabis in Brasile. Tuttavia, rafforza l’obbligo di rispettare le tutele giudiziarie già concesse ed evidenzia come, in assenza di un percorso equivalente per la coltivazione domestica a fini terapeutici su base individuale, alcuni pazienti continuino a rivolgersi ai tribunali per garantire il proprio accesso alla cannabis.

