30 Ottobre 2026
https://ilmanifesto.it/cannabis-medica-stop-dallolanda-pazienti-a-rischio
Tra qualche settimana i pazienti italiani in cura con farmaci a base di cannabis potrebbero incontrare gravi difficoltà di approvvigionamento.
L’8 ottobre scorso infatti il tribunale di Groningen ha dichiarato fallita l’azienda olandese Bedrogan che da vent’anni produce i farmaci più utilizzati anche in Italia per patologie che richiedono un trattamento ad alto contenuto di Thc, il Bedrolite e il Bediol. E siccome la domanda da parte di chi soffre di una lunga serie di patologie – fissata nel decreto ministeriale del 9 novembre 2015 – viene soddisfatta solo in minima parte dalle infiorescenze coltivate nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unica struttura autorizzata in Italia in quanto alle dirette dipendenze del ministero della Difesa, «la continuità terapeutica di migliaia di pazienti è a rischio», come hanno denunciato le associazioni Luca Coscioni e Meglio legale che chiedono al governo di liberalizzare la produzione di cannabis terapeutica.
Succede infatti che, entro la fine dell’anno, al fallimento del Bedrogan si aggiunge la prevista cessazione delle esportazioni dell’Office of Medicinal Cannabis, il canale pubblico olandese che permette la distribuzione in Italia delle infiorescenze per preparazioni galeniche. Un black out totale. Secondo i dati dell’Iss, tra il 2019 e il 2024 le persone che hanno ricevuto almeno una prescrizione medica di cannabis terapeutica in Italia sono state circa 28 mila e si stima per il prossimo anno un fabbisogno tra le 2 e le 3 tonnellate di infiorescenze. Mentre la quota prodotta nel 2026 dallo stabilimento di Firenze si ferma ai 400 chilogrammi.
Per tamponare, in attesa che diventi operativo nel luglio 2028 il nuovo sistema di vendita olandese, l’azienda italiana preposta, la Materia Medica Processing, ha annunciato l’importazione di tre varietà coltivate in Spagna da Linneo Health. Una soluzione che però non assicura la continuità terapeutica ai pazienti perché il passaggio richiede nuove valutazioni mediche e nuove posologie.
«Per anni – spiegano Marco Perduca e Antonella Soldo – abbiamo criticato il rapporto privilegiato ed esclusivo che l’Italia aveva con Bedrocan e l’impossibilità per altri soggetti di poter concorrere a far fronte al fabbisogno nazionale di cannabinoidi medici che, secondo le stime dell’Onu, è quasi tre volte quanto in effetti è disponibile in Italia». Ora, insistono le associazioni Coscioni e Meglio Legale, il governo deve immediatamente predisporre un piano straordinario di approvvigionamento per scongiurare interruzioni e garantire uniformità territoriale nell’erogazione delle terapie. E aprire ad altri soggetti la possibilità di produrre questo tipo di farmaci»

