12 Maggio 2026
REDAZIONE
Il confronto sulla canapa industriale si sta giocando sempre più apertamente anche a livello europeo, dove il Parlamento Ue ha recentemente discusso il futuro dei finanziamenti agricoli destinati al settore. Al centro della questione c’è il riconoscimento della canapa industriale come coltura agricola legittima in tutte le sue componenti, comprese le infiorescenze, purché le varietà coltivate rispettino il limite europeo dello 0,3% di THC e siano registrate nei cataloghi autorizzati dell’Unione.
La discussione si è inserita nella revisione delle regole della Politica Agricola Comune e dell’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli, due strumenti fondamentali per la distribuzione dei fondi europei alle imprese agricole. Il voto della commissione Sviluppo regionale del Parlamento europeo ha rappresentato un passaggio importante: è stata infatti confermata la possibilità per le aziende della canapa di continuare ad accedere ai contributi PAC sulla base della superficie coltivata, includendo tutte le parti della pianta tra i prodotti agricoli riconosciuti.
Secondo l’impostazione approvata, il principio resta lo stesso già applicato ad altre colture: i finanziamenti europei vengono concessi in base all’estensione dei terreni coltivati e non al tipo specifico di prodotto finale ottenuto dal raccolto. Questo significa che un’impresa agricola può ricevere sostegno economico europeo sia se utilizza la canapa per semi e fibra, sia se commercializza infiorescenze a basso contenuto di THC.
Il voto ha assunto immediatamente anche un forte valore politico, perché alcuni europarlamentari italiani avevano tentato di escludere proprio le infiorescenze dai prodotti ammessi ai fondi agricoli europei. La proposta è stata però respinta dalla maggioranza della commissione parlamentare, che ha invece confermato una linea più favorevole al comparto.
La questione si intreccia direttamente con quanto sta accadendo in Italia dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza del 2025. In particolare, l’articolo 18 del provvedimento ha introdotto un forte irrigidimento nei confronti della cannabis light, equiparando di fatto le infiorescenze a sostanze stupefacenti indipendentemente dal contenuto di THC. Una scelta che ha provocato forte preoccupazione tra aziende, associazioni agricole e amministrazioni regionali, convinte che il provvedimento rischi di mettere in crisi un intero settore produttivo.
Le critiche arrivano soprattutto dal fatto che il mercato della canapa industriale negli ultimi anni aveva costruito una filiera significativa in termini economici e occupazionali, con migliaia di imprese attive e decine di migliaia di lavoratori coinvolti tra coltivazione, trasformazione, distribuzione e commercio. Il comparto viene considerato da molti operatori un settore agricolo innovativo, capace di generare investimenti, occupazione e nuove opportunità soprattutto nelle aree rurali.
Le tensioni derivano anche dal contrasto tra normativa italiana e orientamento europeo. Mentre il governo italiano ha scelto una linea restrittiva sulle infiorescenze, le istituzioni europee continuano a mantenere una distinzione netta tra cannabis stupefacente e canapa industriale certificata a basso THC. In questo contesto viene spesso richiamata anche la sentenza Kanavape della Corte di Giustizia europea, che aveva stabilito come il CBD non possa essere considerato uno stupefacente e che gli Stati membri non possano vietarne liberamente la commercializzazione senza basi scientifiche adeguate.
Per molte aziende italiane la partita europea rappresenta quindi un possibile punto di svolta. L’orientamento emerso a Bruxelles lascia infatti intendere che l’Unione europea voglia consolidare il riconoscimento della canapa industriale come normale prodotto agricolo, comprensivo di tutte le sue componenti naturali. Se questa impostazione dovesse essere confermata nei prossimi passaggi legislativi europei, diventerebbe sempre più difficile per i singoli Stati mantenere normative nazionali in aperto contrasto con il diritto comunitario.
Il percorso però non è ancora concluso. Le modifiche approvate in commissione dovranno passare attraverso ulteriori votazioni del Parlamento europeo e successivi negoziati con Commissione e Consiglio Ue. Tuttavia il segnale politico emerso appare chiaro: mentre in Italia continua una stretta normativa sulla cannabis light, a Bruxelles cresce invece l’orientamento favorevole a garantire tutela giuridica e sostegno economico alla filiera della canapa industriale.

