Per lo Stato argentino, un barattolo di cannabis e tre spinelli costituiscono traffico di droga

12 Maggio 2026

Javier Hasse

https://elplanteo.com/para-el-estado-argentino-un-frasco-de-cannabis-y-3-porros-son-narcotrafico/

Un utente ha fatto notare che il sistema di segnalazione ufficiale utilizza un’immagine che equipara il consumo alla criminalità organizzata. In un Paese in cui il REPROCANN (Registro Nazionale del Programma Cannabis) autorizza la coltivazione e il trasporto in determinati casi, la scelta è eloquente.

Una sola immagine è bastata a riaccendere un dibattito fondamentale. Nel sistema di segnalazione collegato al Ministero della Sicurezza Nazionale, la categoria “Traffico di Droga” è illustrata con alcune infiorescenze di cannabis e spinelli. Non ci sono reti di distribuzione. Nessuna arma. Nessuna logistica criminale. Ci sono fiori e spinelli.

Lo screenshot è stato condiviso dall’account Instagram Mujer THC (Donna THC), che ha evidenziato la contraddizione con una domanda diretta: si tratta di traffico di droga, o è ciò che un qualsiasi utente registrato potrebbe avere in casa?

Il Registro del Programma Cannabis, attivo dal 2017 e ampliato negli anni successivi, autorizza i pazienti registrati a coltivare da una a nove piante fiorite e a trasportare fino a 40 grammi di fiori essiccati. In altre parole: la scena scelta dal Ministero per rappresentare visivamente il traffico di droga potrebbe, sotto diversi aspetti, sovrapporsi a situazioni legalmente tutelate da un altro ambito della legislazione statale.

La questione non è nuova. Ma l’immagine la rende concreta e, in qualche modo, difficile da ignorare.

Dietro questa scelta si cela una semplice goffaggine comunicativa. Quando lo Stato rappresenta visivamente il traffico di droga con cime in un barattolo e un paio di spinelli pre-rollati, agisce sull’immaginario collettivo in un modo ben preciso: comunica a chi entra in quel sistema quale sia il volto del crimine. E quel volto, in questo caso, è molto simile a quello di milioni di consumatori, pazienti e coltivatori che oggi operano all’interno di un quadro giuridico ideato dallo Stato stesso.

Non si tratta di un dettaglio di poco conto. L’Argentina ha impiegato anni a costruire una politica sulla cannabis che, con tutte le sue contraddizioni e i suoi ritardi, ha cercato di separare il consumatore dal criminale.

REPROCANN ne fa parte. Così come la Legge 27.350. Tuttavia, allo sportello dove il cittadino medio impara a riconoscere il traffico di droga, l’immagine esposta non è quella di un cartello, di un laboratorio clandestino o di una spedizione in transito. È un tavolo con dei fiori.

È utile confrontarla con le altre categorie dello stesso sistema: un’auto con il finestrino rotto che indica un furto, banconote che passano di mano per indicare la corruzione della polizia, un cellulare rubato da una tasca.

Immagini che evocano inequivocabilmente il crimine che rappresentano. L’immagine del traffico di droga è l’unica che suscita perplessità, e questa perplessità non è casuale.

Per la comunità della cannabis, questa equivalenza non è un errore estetico. È una posizione. E in un Paese in cui la stigmatizzazione dei consumatori rimane uno dei principali strumenti di persecuzione informale, la scelta di questa immagine su un sito web ufficiale non passa inosservata.