21 Settembre 2026
L’autorità portoghese di regolamentazione dei farmaci ha difeso l’anno di controlli più rigorosi e i prolungati ritardi nel rilascio delle licenze che hanno interessato il settore della cannabis terapeutica nel Paese; ha inoltre comunicato agli operatori che i certificati di esportazione vengono ora rilasciati entro 12 giorni e che le misure restrittive, che avevano destabilizzato il mercato, erano scaturite da carenze nella tenuta dei registri e nella tracciabilità, piuttosto che da problemi legati al prodotto stesso.
Intervenendo ieri (10 settembre 2026) alla conferenza Portugal Medical Cannabis (PTMC) a Lisbona, Vasco Bettencourt – Direttore dell’Unità Licenze presso la Direzione Ispezione e Licenze di Infarmed – ha affermato che l’ente regolatore ha rafforzato la vigilanza su tracciabilità, gestione dei rifiuti e qualificazione di clienti e fornitori, dopo che alcune criticità in tali ambiti avevano dato origine a indagini penali. Il problema, ha spiegato, risiedeva nella documentazione e nelle verifiche sui partner, non nei farmaci in sé.
Il Portogallo è il principale esportatore europeo di cannabis terapeutica, ma l’inasprimento dei controlli e il conseguente accumulo di pratiche in sospeso stanno spingendo molte filiere a dirottare le attività altrove, minacciando la storica reputazione del Paese come “porta d’accesso” ai mercati europei della cannabis.
Le conseguenze dell’operazione Erva Daninha
Nel maggio 2025, un’indagine di polizia giudiziaria denominata “Erva Daninha” (Erba infestante) ha portato il Dipartimento Centrale di Investigazione e Azione Penale (DCIAP) a incriminare 24 soggetti (13 persone fisiche e 11 società) per associazione a delinquere, traffico aggravato, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti.
Secondo l’atto di accusa, come riportato da *Observador* ed *Executive Digest*, la rete criminale falsificava i certificati di importazione dichiarando che la cannabis era destinata alla Repubblica Democratica del Congo, alla Guinea-Bissau e al Kenya, per poi dirottarla verso i mercati europei.
Un certificato attribuito a un’autorità guineana recava la data di scadenza del 30 febbraio 2024 – una data inesistente – e ciononostante era stato approvato. Circa 5.533 kg erano stati dichiarati in esportazione verso il Congo nel corso del 2024 e del 2025 senza che vi fosse alcuna corrispondente importazione registrata da tale Paese; inoltre, una spedizione di 357 kg diretta in Kenya nel 2025 era stata giustificata a fronte di una stima di importazione nazionale approvata di soli 300 grammi.
Gli atti indicano che Infarmed è stata tratta in inganno dalla documentazione anziché esserne complice, ma ciò non è bastato a placare le critiche provenienti sia dal settore che dalle autorità.
Come ha reagito l’Infarmed?
Secondo l’autorità di regolamentazione, nel 2025 sono stati esportati 79.883 kg di cannabis, con oltre 66.000 kg spediti nella sola prima metà del 2026.
Una nuova piattaforma nazionale di rendicontazione e un modello di reportistica trimestrale, approvati nel giugno 2026, sono stati concepiti per fornire all’ente regolatore dati di produzione verificabili. Infarmed afferma di aver tenuto oltre 14 incontri con le aziende autorizzate a partire da giugno per consolidare l’applicazione di tali requisiti.
Durante la sessione, un partecipante ha contestato a Bettencourt le lunghe tempistiche di certificazione, un punto critico che ha penalizzato gli operatori sin dai tempi dell’operazione di polizia.
È stato fatto notare che il rilascio delle autorizzazioni richiede attualmente dai due ai tre mesi, a fronte delle 28 ore necessarie in Svizzera. Bettencourt ha dichiarato che la nuova piattaforma ha ridotto i tempi di rilascio a 12 giorni, aggiungendo che Infarmed prevede di accorciarli ulteriormente.
L’autorità ha sottolineato che la sospensione, la revoca e il mancato rinnovo delle licenze non rappresentano degli “obiettivi”, bensì strumenti legali necessari per contrastare le violazioni delle normative.
Secondo l’ente, gran parte dei prodotti sottratti ai canali leciti e della documentazione falsificata emersi nell’ultimo anno sarebbe stata individuata prima se la tracciabilità fosse stata gestita correttamente.
Ana Rita Martins, ispettrice GMP di Infarmed presente sul palco insieme a Bettencourt, ha affermato che l’ente ha intensificato le attività di ispezione, estendendole agli operatori già attivi e consolidati anziché limitarle ai soli richiedenti nuove licenze. Sebbene tale iniziativa sia stata accolta positivamente dagli attori del settore, ha anche generato frustrazione a causa del rallentamento nei rinnovi delle licenze.
Business of Cannabis ha recentemente riferito che le esportazioni di infiorescenze dal Canada al Portogallo sono calate dell’86,6% rispetto al picco dell’aprile 2025, poiché i volumi sono stati reindirizzati direttamente verso la Germania. Ciononostante, i dati diffusi da Infarmed indicano che il volume complessivo delle esportazioni portoghesi è in costante crescita.
La vicenda ha inoltre acceso i riflettori sulle procedure di divulgazione dei dati adottate da Infarmed, pur senza mettere in discussione l’accuratezza delle cifre fornite.
La Germania, principale partner commerciale del Portogallo, ha reso noti i propri dati sulle importazioni per il 2025 prima che l’Infarmed pubblicasse i propri. L’Istituto federale tedesco per i farmaci e i dispositivi medici (BfArM) ha registrato l’importazione dal Portogallo di 55,1 tonnellate di cannabis terapeutica nel 2025 e di ulteriori dieci tonnellate nel primo trimestre del 2026, mentre il documento pubblico sull’attività dell’Infarmed si fermava ancora al mese di novembre 2024.
All’inizio di agosto, il partito di opposizione Iniciativa Liberal ha sollecitato il Ministro della Salute in merito ai rallentamenti nel rilascio delle licenze e alla mancata pubblicazione dei dati su esportazioni e prescrizioni relativi al 2025. L’Infarmed li ha pubblicati il 21 agosto, due settimane più tardi, registrando 7.023 prescrizioni mediche per l’anno e un volume totale di esportazioni pari a 79.883 kg; tali cifre risultavano coerenti con i dati tedeschi sulle importazioni, confermando che il ritardo era dovuto a questioni di tempistica e non di accuratezza.
Ana Povo, Segretario di Stato per la Salute, aveva già dichiarato il 26 giugno 2026 che erano in corso “misure correttive” per rafforzare la capacità di vigilanza dell’ente regolatore.
Considerato che molte consolidate catene di approvvigionamento globali passano ancora attraverso il Portogallo, tali iniziative saranno accolte con favore dagli esportatori. Tuttavia, resta da vedere se la tempistica di 12 giorni per il rilascio dei permessi e il nuovo regime di rendicontazione trimestrale saranno sufficienti a evitare che le catene di approvvigionamento si spostino verso altri poli di lavorazione europei, molti dei quali garantiscono maggiore rapidità e comportano minori rischi reputazionali.
Per il momento, il messaggio trasmesso dall’Infarmed è che il giro di vite intende porre le basi per lo sviluppo del settore, anziché costituire una barriera.

