1 Giugno 2026
R Hugo Madera
Se vendete fiori di CBD, infiorescenze, sigarette di canapa o qualsiasi altro prodotto per uso personale, sappiate che la vostra attività rientra in una categoria penale in Spagna. In questo articolo, spiego nel dettaglio cosa prevede la sentenza, perché è legalmente discutibile e cosa si può fare ora, dal mio punto di vista di avvocato specializzato nel settore della cannabis.
I fiori di canapa sono legali in Spagna?
A seguito della sentenza della Corte di Cassazione 1993/2026, in Spagna i fiori di canapa a basso contenuto di THC possono essere considerati stupefacenti se venduti in confezioni monodose e se la quantità totale di THC supera i 10 mg, indipendentemente dalla loro origine legale o dal fatto che provengano da varietà autorizzate.
È tuttavia importante sottolineare che questa sentenza da sola non costituisce ancora un precedente giurisprudenziale consolidato in senso stretto, né impone automaticamente una regola generale applicabile a tutti i prodotti a base di canapa/CBD. Si tratta di una sentenza particolarmente rilevante, ma la sua dottrina deve essere valutata alla luce della precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione, del diritto dell’Unione Europea e delle circostanze specifiche di ciascun caso.
Proprio per questo motivo, la sentenza dovrebbe essere considerata non solo un rischio, ma anche un’opportunità. La strategia dovrebbe mirare a impedire che tale interpretazione si radichi e a sollecitare, attraverso un’adeguata procedura, un controllo costituzionale ed europeo sulla sua compatibilità con il principio di legalità penale, di proporzionalità, di libera circolazione delle merci e con la dottrina della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Cosa stabilisce esattamente il regolamento STS 1993/2026: i nuovi criteri della Corte Suprema sulla canapa
La nuova dottrina stabilisce che i fiori e le sigarette di canapa possono essere considerati una “droga” paragonabile alla marijuana, anche se la percentuale di THC è bassa. Il criterio non è più se il prodotto produca effetti psicoattivi effettivi, bensì il suo formato e la sua destinazione commerciale.
Se il prodotto si presenta in formati tipici del consumo individuale (1g, 3g, cime sfuse, sigaretti, referenze per varietà o profilo aromatico) e contiene tracce di THC che, rispetto alla quantità totale sequestrata, superano i 10 mg (la cosiddetta dose minima psicoattiva dell’Istituto Nazionale di Tossicologia), il Tribunale lo considera stupefacente. Senza ulteriori analisi. Senza prove di un’effettiva efficacia come droga.
In pratica, ciò equivale a una presunzione quasi automatica di responsabilità penale per gran parte dei prodotti attualmente venduti legalmente nei negozi di CBD in Spagna e in Europa.
Perché è problematico applicare la dose psicoattiva minima come soglia automatica?
La soglia di 10 mg di THC è stata stabilita per escludere casi di estrema irrilevanza, non come limite penale assoluto. Ma la sentenza la trasforma in una soglia meccanica che criminalizza piccole quantità di materiale vegetale con una bassa percentuale di THC.
Con un prodotto contenente lo 0,3% di THC (entro il limite legale europeo), bastano pochi grammi per superare teoricamente tale soglia. In altre parole, i fiori di canapa industriale provenienti da varietà autorizzate possono configurarsi come reato ai sensi dell’articolo 368 del Codice Penale, non per la loro tossicità o proprietà psicoattive, ma semplicemente per il loro peso. Una conclusione che la stessa ricerca scientifica internazionale confuta.
Una sentenza che contraddice la propria giurisprudenza precedente.
L’aspetto più controverso è che la Corte Suprema ha emesso questa sentenza in diretta contraddizione con la sua precedente posizione. Nella sentenza STS 726/2015, la Seconda Sezione aveva stabilito un criterio coerente: solo le sostanze in grado di produrre i loro effetti caratteristici dovevano essere considerate droghe tossiche o stupefacenti. L’effettiva psicoattività era il fattore determinante.
La nuova sentenza abbandona questo criterio senza alcuna giustificazione scientifica. Distingue tra l’identificazione analitica della sostanza (ambito della perizia) e la classificazione giuridica del reato (ambito del giudice), e in quest’ultimo ambito decide che la mera presenza di THC, unitamente alla forma commerciale e alla quantità totale, sia sufficiente per la condanna. Si tratta di un’interpretazione estensiva del concetto di stupefacente che pone l’interpretazione spagnola al di sopra del consenso scientifico internazionale. E ciò ha conseguenze giuridiche che non possono essere ignorate.
È legale vendere fiori di canapa e CBD in Europa? Cosa dice la Corte di giustizia dell’Unione europea
Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il CBD non è una sostanza stupefacente e la sua commercializzazione è tutelata dal principio della libera circolazione delle merci. Le sentenze Kanavape (C-663/18, 2020) e Biohemp Concept (C-793/22, 2024) stabiliscono che qualsiasi restrizione nazionale deve essere basata su dati scientifici solidi e rispettare il principio di proporzionalità. La Spagna, con il Regolamento STS 1993/2026, si sta muovendo in direzione opposta rispetto a questa dottrina europea vincolante.
È qui che la sentenza incontra il suo problema più serio. Non solo contraddice la propria precedente dottrina, ma anche una consolidata linea giurisprudenziale della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), vincolante per tutti i tribunali spagnoli. Tale contraddizione non è né di secondaria importanza né meramente tecnica. Rappresenta la questione centrale su cui deve basarsi qualsiasi strategia di ricorso legale.
Corte di giustizia dell’Unione europea (C-663/18, 2020): la sentenza Kanavape come riferimento inoppugnabile
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiaramente stabilito che il CBD non può essere considerato una sostanza stupefacente. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, il cannabidiolo non possiede proprietà psicoattive e non può essere classificato come droga o stupefacente ai sensi delle convenzioni internazionali. Ciò è rilevante perché il CBD al centro della controversia era stato estratto dall’intera pianta di Cannabis sativa, comprese foglie e fiori, e non da un estratto di laboratorio. Questo significa che lo stesso criterio dovrebbe essere applicato al tipo di prodotto che la sentenza della Corte suprema spagnola del 1993/2026 equipara ora alla marijuana.
La Corte di giustizia dell’Unione europea è stata inoltre categorica: qualsiasi Stato membro che desideri limitare la commercializzazione del CBD deve dimostrare che il rischio per la salute pubblica si basa su dati scientifici concreti, non su considerazioni ipotetiche. E tale restrizione deve essere proporzionata: se esistono misure meno restrittive (controlli sul THC, tracciabilità, etichettatura obbligatoria), un divieto totale non è giustificato.
Corte di giustizia dell’Unione europea (C-793/22, 2024): Il concetto di biocanapa rafforza la stessa dottrina
A soli due anni dalla sentenza Kanavape, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ribadito la sua posizione nel caso Biohemp Concept: il CBD non è una sostanza stupefacente, le restrizioni nazionali – pur essendo consentite – devono essere proporzionate e necessarie, e spetta al giudice nazionale valutare se esistano alternative meno onerose al divieto totale. La giurisprudenza europea è chiara, ribadita e vincolante. La Corte suprema spagnola ha deciso di andare in una direzione completamente opposta, e lo ha fatto senza sollevare una questione pregiudiziale, come invece era tenuta a fare.
Francia e Italia: due sistemi giuridici, la stessa conclusione
Altri Paesi con tradizioni giuridiche paragonabili a quella spagnola si sono dovuti pronunciare su questo tema, giungendo a conclusioni diverse. In Francia, il Consiglio di Stato ha revocato il divieto di vendita di fiori e foglie di canapa ricchi di CBD nel dicembre 2022, in quanto non era stato dimostrato alcun rischio reale per la salute pubblica. La somiglianza visiva con la cannabis psicoattiva non è sufficiente. Esistono misure di controllo meno restrittive: test rapidi del THC, etichettatura obbligatoria e tracciabilità.
In Italia, la Corte di Cassazione, nelle sue Sezioni Unitarie, ha introdotto il principio dell’offensività concreta: la rilevanza penale può sussistere solo se il prodotto ha un’efficacia stupefacente reale e comprovata. Se il contenuto di THC è basso e non vi è prova che il prodotto produca effetti psicotropi, non si configura alcun reato.
Due Paesi. Due sistemi giuridici diversi. Lo stesso risultato: senza la prova di un rischio reale, la criminalizzazione non è possibile. La Spagna ha appena intrapreso la direzione opposta, e questa contraddizione è proprio la leva giuridica che deve essere attivata.
Cosa dice la scienza sul CBD e sulla canapa industriale a basso contenuto di THC?
Il consenso scientifico e normativo internazionale indica una direzione opposta a quella adottata dalla Corte Suprema spagnola nella sentenza STS 1993/2026.
La dottrina della Corte Suprema non solo si scontra con l’Europa, ma anche con la comunità scientifica internazionale. Nel dicembre 2020, la Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti ha votato per rimuovere la cannabis dall’Allegato IV della Convenzione unica, riservato alle sostanze più pericolose prive di riconosciuto valore terapeutico. Questa decisione implica un esplicito riconoscimento del fatto che la cannabis, e ancor meno la canapa industriale a basso contenuto di THC, non debbano essere automaticamente equiparate alle sostanze più nocive.
L’OMS, dal canto suo, ha ribadito in diverse relazioni che il CBD isolato non ha proprietà psicotrope o che creano dipendenza e ha raccomandato che i preparati con una predominanza di CBD e un contenuto di THC inferiore allo 0,3% non siano soggetti a controllo internazionale.
Questo maggio, il Parlamento europeo discuterà la modifica al Regolamento UE 1308/2013 per riconoscere tutte le parti della pianta di canapa, inclusi fiori e infiorescenze, come prodotti agricoli legali, purché conformi al limite dello 0,3% di THC. Il mondo si sta muovendo verso l’armonizzazione e la certezza del diritto. La Spagna, con questa decisione, si muove nella direzione opposta, aumentando l’incertezza giuridica per l’intero settore della canapa industriale e del CBD.
In che modo questa sentenza influisce sulla tua attività nel settore del CBD o della canapa industriale?
Questa sentenza non è un problema solo per chi è già stato condannato. È un problema per l’intero settore. La dottrina della Corte Suprema ha un effetto di vasta portata: i tribunali di grado inferiore la applicheranno, le forze dell’ordine la useranno come criterio di intervento e i pubblici ministeri la invocheranno nei loro atti d’accusa.
Qualsiasi operatore che venda fiori di CBD, infiorescenze di canapa o sigarette monodose può diventare bersaglio di un’indagine penale, anche se il suo prodotto proviene da varietà autorizzate e rispetta il limite di THC. L’articolo 368 del Codice Penale punisce il traffico di stupefacenti e il favoreggiamento del consumo illegale di droghe. Non dovrebbe applicarsi a un prodotto vegetale che non produce effetti psicotropi dimostrabili e viene venduto all’interno del mercato interno europeo. Ma questa sentenza apre la strada alla sua applicazione.
Noi di Lawyer Sierra vogliamo essere molto chiari: la risposta non può essere individuale. Deve essere collettiva. E deve iniziare ora, perché i termini procedurali stanno per scadere.
Cosa possono fare ora gli operatori del settore della canapa e del CBD?
Gli operatori del settore della canapa e del CBD in Spagna hanno a disposizione tre vie legali in risposta alla sentenza della Corte Suprema 1993/2026:
Via legale
Termini di prescrizione
Ricorso straordinario per l’annullamento del procedimento dinanzi alla Corte Suprema
20 giorni
Ricorso per la tutela costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale
30 giorni dall’esaurimento dei ricorsi giurisdizionali precedenti
Ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo
4 mesi dalla pronuncia definitiva della sentenza nazionale
La sentenza è stata notificata l’8 maggio – sebbene sia in attesa di chiarimenti, pertanto i termini potrebbero subire variazioni – il che significa che siamo ancora entro i termini per presentare un ricorso straordinario e un ricorso per la tutela costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale.
Pertanto, la sentenza è ora definitiva in appello. Non è possibile presentare un appello ordinario. Tuttavia, esistono delle vie legali disponibili, che devono essere perseguite:
A breve termine: precauzioni operative e incidente di nullità
Dal punto di vista procedurale, si dovrebbe valutare la possibilità di presentare un ricorso straordinario per l’annullamento del procedimento dinanzi alla Seconda Sezione della Corte Suprema. Il termine è di 20 giorni dalla notifica della sentenza definitiva. I motivi sono solidi: potenziale violazione del diritto a un’effettiva tutela giurisdizionale, del principio di legalità in diritto penale e mancata presentazione di una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea prima di stabilire una dottrina penale in diretto contrasto con il diritto dell’UE.
Dal punto di vista operativo, il messaggio per tutte le imprese del settore è chiaro: rivedere immediatamente il formato di presentazione del prodotto, l’etichettatura e la documentazione per l’uso industriale. La sentenza attribuisce rilevanza penale proprio ai formati associati al consumo individuale, che è esattamente il criterio che deve essere neutralizzato sia in sede di difesa che nella pratica commerciale. Gli operatori del settore della canapa industriale e i gestori di aziende di CBD dovrebbero valutare urgentemente la propria situazione specifica prima di prendere qualsiasi decisione, ed è consigliabile farlo con l’aiuto di un avvocato specializzato nel settore del CBD e della cannabis.
A medio termine: ricorso per tutela e questione pregiudiziale
Se la richiesta di annullamento della sentenza viene respinta, il passo successivo è quello di presentare ricorso di tutela costituzionale alla Corte costituzionale entro 30 giorni dalla pronuncia della sentenza, esaurita ogni precedente istanza giurisdizionale. Tale ricorso di tutela costituzionale non costituisce una seconda fase del normale procedimento penale. Deve essere fondato su specifiche violazioni di diritti fondamentali: la condanna pronunciata in appello dopo una precedente assoluzione, la possibile rivalutazione della perizia senza osservazione diretta, l’ampia interpretazione del concetto di stupefacenti e, ancora una volta, la mancata sottoposizione di una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).
Quest’ultimo punto potrebbe essere cruciale. La Corte suprema, in quanto organo giurisdizionale di ultima istanza, aveva l’obbligo di sottoporre una questione pregiudiziale alla CGUE prima di stabilire un principio che incide direttamente sulla libera circolazione delle merci nel mercato interno europeo. Non lo ha fatto. Tale omissione potrebbe essere contestata, e la questione che avrebbe dovuto essere sollevata è di enorme importanza: un’interpretazione penale che equipara la canapa industriale a basso contenuto di THC alla marijuana, senza dimostrare un rischio reale e concreto per la salute pubblica, è compatibile con gli articoli 34 e 36 del TFUE, con il principio di proporzionalità e con la dottrina della Corte di giustizia dell’Unione europea nel caso Kanavape?
A lungo termine: la Corte europea dei diritti dell’uomo
Se la Corte costituzionale respinge o rigetta il ricorso, si apre la possibilità di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il termine è di quattro mesi dalla data della decisione nazionale definitiva. Le argomentazioni principali verterebbero sulla violazione del diritto a un equo processo (dovuta alla condanna in appello dopo una precedente assoluzione) e sulla potenziale violazione del principio di legalità in ambito penale a causa di un’interpretazione imprevedibile ed estensiva dell’articolo 368 del Codice penale.
Conclusione: un’opportunità strategica per unire il settore
La sentenza della Corte Suprema 1993/2026 ha un impatto diretto su agricoltori, trasformatori, distributori, rivenditori e tutti gli operatori del settore della canapa e del CBD in Spagna. Crea una reale incertezza giuridica, un effettivo rischio di procedimenti penali e una situazione che, dal punto di vista del diritto dell’UE, è difficilmente sostenibile.
La questione fondamentale sollevata da questa sentenza è se uno Stato membro possa di fatto criminalizzare la commercializzazione di fiori di canapa a basso contenuto di THC senza dimostrare, caso per caso e con prove scientifiche, che questi rappresentino un rischio reale per la salute pubblica non controllabile con misure meno restrittive. La giurisprudenza europea risponde negativamente. E questa risposta deve giungere ai tribunali spagnoli.
Questa sentenza, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un’opportunità strategica. Perché solleva con insolita chiarezza il conflitto che deve essere risolto: l’incompatibilità tra l’interpretazione penale della Corte Suprema e il quadro giuridico europeo per la canapa industriale. Il settore deve unirsi. Risposte isolate non saranno sufficienti. Abbiamo bisogno di una strategia giuridica collettiva e coordinata di portata europea.
Brotsanbert e l’avvocato Sierra: Stiamo già preparando la risposta
Presso lo studio legale Sierra, vantiamo anni di esperienza specializzata nel quadro giuridico della canapa industriale, nelle questioni regolamentari e nel CBD, sia in Spagna che a livello internazionale. Ciò che ci contraddistingue non è solo la nostra conoscenza tecnica del settore, ma anche la nostra capacità di tradurre tale conoscenza in una strategia legale concreta: dalla revisione preventiva dell’attività aziendale alla difesa penale, dai ricorsi per la tutela costituzionale al deposito di provvedimenti pregiudiziali dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Quando una sentenza di questo tipo scuote il settore, la risposta non può essere improvvisata.
In questo caso, stiamo collaborando e coordinando la risposta con lo studio Brotsanbert, che ha assunto la difesa. Brotsanbert è uno degli studi legali più affermati in Spagna, specializzato in diritto penale, sanità pubblica e settore della cannabis. Con oltre vent’anni di esperienza e un coinvolgimento costante in procedimenti relativi a cannabis, CBD, associazioni, coltivazione domestica, controllo delle droghe e diritti fondamentali, Brotsanbert apporta una competenza specifica in materia di contenzioso complesso e ricorsi alle corti superiori, particolarmente rilevante in uno scenario in cui potrebbero essere in gioco il principio di legalità nel diritto penale, un’effettiva tutela giurisdizionale e la compatibilità della dottrina nazionale con il diritto dell’Unione Europea.
Insieme, stiamo valutando caso per caso le vie percorribili (istanza di archiviazione, ricorso costituzionale, pronuncia pregiudiziale) e stiamo preparando un fronte unito con un reale peso giuridico. Non stiamo aspettando di vedere cosa succede. Stiamo elaborando la strategia ora, con le parti interessate che ci hanno già contattato.
Affinché questa strategia sia veramente efficace, il settore deve agire insieme. La chiave sarà costruire una risposta collettiva, con una solida documentazione, casi ben selezionati e una strategia legale comune. Questo sarà lo strumento migliore per portare questo dibattito in tribunale con la forza che merita.
Se sei un agricoltore, un trasformatore, un distributore, un rivenditore, un’associazione o qualsiasi altro operatore interessato da questa dottrina, puoi unirti a questa risposta collettiva. È il momento. Il tempo stringe. E più saremo, più forte sarà la nostra posizione in tribunale.
Contattaci tramite lawyersierra.com e/o brotsanbert.com. Siamo in ascolto.
Gabriela Sierra È un’avvocata specializzata in canapa industriale, questioni regolamentari e CBD in Spagna e a livello internazionale. Questo articolo fa parte della sua analisi legale strategica del quadro normativo del settore. Per richieste specifiche relative alla vostra situazione, contattate il suo team all’indirizzo lawyersierra.com.

