USA: negli ultimi cinque anni gli Stati hanno incassato oltre 15 miliardi di dollari in entrate fiscali dalla marijuana e «le cifre continuano a crescere»

23 Settembre 2026

Tom Angell

https://www.marijuanamoment.net/states-have-earned-over-15-billion-in-marijuana-tax-revenue-in-the-last-5-years-and-the-numbers-keep-growing-new-federal-report-says/

Nell’ultimo anno, i singoli stati hanno generato oltre 3,5 miliardi di dollari di entrate fiscali dalla vendita di marijuana legale, secondo un rapporto federale recentemente aggiornato.

L’analisi dell’U.S. Census Bureau rivela inoltre che, da quando l’agenzia ha iniziato a monitorare il fenomeno nel terzo trimestre del 2021, gli stati hanno incassato complessivamente oltre 15,8 miliardi di dollari di entrate legate alla cannabis.

“Sebbene la cannabis rimanga illegale a livello federale, 30 stati e il Distretto di Columbia (D.C.) applicano imposte specifiche sulle vendite di cannabis”, ha dichiarato l’agenzia. “Il loro contributo alle entrate fiscali statali ha raggiunto nuovi livelli record: si stima un gettito fiscale complessivo di 3,55 miliardi di dollari tra il luglio 2025 e il giugno 2026”.

Gli stati che hanno registrato gli importi più elevati derivanti dalle vendite di marijuana nel secondo trimestre di quest’anno sono la California (161 milioni di dollari), lo Stato di Washington (153,1 milioni), il Michigan (110,6 milioni), New York (76,8 milioni), l’Illinois (71,8 milioni) e il Colorado (55 milioni).

Gli ultimi dati federali aggiornati offrono anche una panoramica di quali stati abbiano generato maggiori entrate dalla cannabis nel corso del tempo, da quando il Census Bureau ha iniziato a monitorare il settore cinque anni fa.

Gli oltre 3,3 miliardi di dollari generati dalla California con la vendita di marijuana dalla fine del 2021 rappresentano quasi un quinto di tutti i proventi della cannabis confluiti nelle casse statali dell’intero Paese in quel periodo. Lo Stato di Washington si colloca al secondo posto con 2,3 miliardi di dollari, seguito da Illinois (1,4 miliardi), Colorado (1,4 miliardi), Michigan (1,3 miliardi), Massachusetts (879,1 milioni), Arizona (831,2 milioni) e Oregon (811,6 milioni).

I dati federali non includono le entrate fiscali relative ai trimestri precedenti al terzo trimestre del 2021.

Sebbene il gettito fiscale complessivo derivante dalla cannabis sia generalmente aumentato di anno in anno, l’agenzia ha rilevato un calo delle entrate totali legate alla marijuana nell’anno fiscale 2023; tale flessione, secondo il Bureau, “è in gran parte attribuibile alla California”, che in quell’anno ha eliminato un’imposta sulla coltivazione “per alleggerire il carico fiscale, abbassare i prezzi di mercato e contrastare il mercato nero”. “Il calo a livello nazionale registrato nell’anno fiscale 2023 ha rispecchiato il cambiamento di politica della California, ma i totali sono tornati a salire negli anni successivi man mano che un numero maggiore di stati ha iniziato a riscuotere le imposte sulla cannabis”, si legge nel rapporto.

Delaware e Minnesota, prosegue il documento, “presentano mercati per uso ricreativo in rapida crescita” avviati di recente.

L’agenzia ha inoltre analizzato le entrate fiscali pro capite derivanti dalla cannabis in ciascuno stato, rilevando che Washington e Montana incassano annualmente oltre 50 dollari per residente in accise sulla marijuana — la cifra più alta del Paese — un dato “determinato da aliquote di accisa al dettaglio particolarmente elevate, pari rispettivamente al 37% e al 20%”.

Un recente studio indipendente condotto dai ricercatori dell’Università di Yale ha rilevato che la legalizzazione della marijuana a livello federale genererebbe 57,9 miliardi di dollari di nuove entrate fiscali nell’arco di un decennio e che l’adesione di ulteriori stati al processo di legalizzazione raddoppierebbe quasi tale cifra.

Un altro rapporto, redatto dall’organizzazione di sensibilizzazione Marijuana Policy Project, ha evidenziato che gli stati hanno generato oltre 28,4 miliardi di dollari di entrate fiscali dalle vendite di marijuana a uso ricreativo da quando, più di dieci anni fa, sono stati lanciati i primi mercati.

Sebbene tali cifre coprano un arco temporale più ampio rispetto a quelle del Census Bureau, non includono le ulteriori entrate riscosse dagli stati tramite la vendita di marijuana a uso terapeutico o attraverso le commissioni per le domande e le licenze relative alle attività commerciali nel settore della cannabis.

Va notato che i dati del monitoraggio del Census Bureau non riflettono l’andamento del mercato in tempo reale. L’agenzia specifica che le cifre riportate “si basano sui trimestri dell’anno solare e rappresentano generalmente le imposte riscosse sulle vendite effettuate nel trimestre precedente (ad esempio, i dati pubblicati nel settembre 2023 riguardano le vendite avvenute nel trimestre conclusosi il 30 giugno 2023)”.

Sebbene non tutti gli stati che hanno legalizzato la marijuana abbiano fornito dati con continuità per il sistema di monitoraggio nazionale, il progetto rappresenta comunque un crescente impegno del governo federale nel quantificare le dimensioni e la portata del settore della cannabis; un settore che, nonostante il numero crescente di leggi statali sulla legalizzazione, rimane sostanzialmente illegale a livello federale, sebbene la riforma della riclassificazione (rescheduling) attuata dall’amministrazione Trump stia parzialmente modificando tale situazione.

Nel 2023, il Census Bureau ha aggiornato separatamente la propria indagine sulle imprese private per rilevare meglio l’attività economica legata alla marijuana.
Nel loro insieme, le iniziative di monitoraggio e rendicontazione segnalano una crescente disponibilità del governo federale a riconoscere i miliardi di dollari di attività economica annuale generati da un settore che esso continua, in gran parte, a vietare.

I nuovi dati sulle entrate fiscali statali utilizzati per elaborare il rapporto “derivano da una rilevazione completa di tutti gli enti governativi statali”, ha dichiarato l’ufficio in una nota metodologica. Pur definendo le entrate come “introiti trimestrali derivanti dalle accise e dalle imposte sulle vendite di cannabis”, l’ufficio precisa che il termine “imposte” è inteso in senso piuttosto ampio.

“Ai fini di questo set di dati, il concetto di ‘imposte’ comprende tutti i contributi obbligatori riscossi da un ente pubblico per finalità collettive”, si legge nella nota. “Le entrate fiscali includono inoltre le somme incassate a titolo di sanzioni e interessi, ma escludono gli importi oggetto di contestazione”.

L’ufficio utilizza due codici fiscali distinti per le entrate legate alla marijuana che richiede agli stati di comunicare: uno per le imposte sulle transazioni di cannabis e l’altro per le tariffe relative alle licenze commerciali.

L’agenzia ha dichiarato che le proprie cifre potrebbero non coincidere perfettamente con i dati comunicati dagli stati, “poiché il Census Bureau potrebbe adottare una definizione diversa di quali organizzazioni rientrino nella categoria ‘governo statale’”. La definizione dell’ufficio, viene spiegato, “non si riferisce soltanto ai poteri esecutivo, legislativo e giudiziario di un determinato stato, ma include anche agenzie, istituzioni, commissioni ed enti pubblici”.

Nel frattempo, una recente analisi economica condotta separatamente da Vangst e Whitney Economics ha rilevato che, per la prima volta dall’avvio dei mercati statali della marijuana a uso ricreativo nel 2014, il settore ha registrato nel 2025 un calo su base annua delle entrate nazionali derivanti dalle vendite di cannabis.