Studio: l’apertura di punti vendita di marijuana legale dà una spinta economica alle attività commerciali vicine

5 Novembre 2026

Tom Angell

https://www.marijuanamoment.net/opening-legal-marijuana-dispensaries-provides-an-economic-boost-for-nearby-businesses-study-shows/

Secondo un nuovo studio, l’apertura di punti vendita di marijuana a scopo ricreativo può contribuire a favorire le attività commerciali circostanti, incrementando il passaggio di persone, il numero di acquisti e i ricavi.

I ricercatori della City University of New York, della Northern Illinois University e dell’Università di Miami hanno esaminato la crescita del mercato della cannabis, i pagamenti tramite carte di credito e di debito, nonché i dati socioeconomici e demografici nello Stato dell’Illinois nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024. È emerso che “l’apertura di punti vendita di cannabis a scopo ricreativo determina, per le attività commerciali vicine, un aumento del numero di clienti di circa il 6,82%, delle transazioni dell’8,01% e dei ricavi del 7,47%”.

I benefici economici si manifestano principalmente attraverso quello che i ricercatori definiscono “margine estensivo” (flusso di clientela), piuttosto che attraverso il “margine intensivo” (frequenza d’acquisto). In altre parole, sebbene i ricavi per singolo cliente o per singola transazione siano rimasti sostanzialmente invariati, è aumentato il numero complessivo di persone che entrano nei locali e il volume totale delle transazioni.

“In seguito all’apertura di un punto vendita di cannabis, le attività commerciali situate nelle vicinanze registrano un incremento del numero di clienti, delle transazioni e dei ricavi”.

Lo studio, pubblicato come preprint sulla piattaforma Social Science Research Network (SSRN) in attesa di una possibile pubblicazione sulla rivista *Production and Operations Management*, rileva inoltre che non tutte le attività commerciali vicine a un nuovo punto vendita di marijuana traggono gli stessi benefici: gli esercizi di ristorazione e vendita di bevande, così come i rivenditori di beni di prima necessità, hanno riscontrato “guadagni significativi”, mentre per i rivenditori di beni non essenziali non si sono osservati cambiamenti rilevanti.

“L’acquisto di cibi, bevande e beni di consumo abituale può essere facilmente integrato in uno spostamento verso una specifica destinazione, senza richiedere particolare pianificazione o ricerca aggiuntiva”, si legge nel documento. “Molti acquisti di beni non essenziali, invece, nascono da esigenze più specifiche o comportano una spesa maggiore. La vicinanza geografica offre dunque l’accesso a un maggior flusso di potenziali clienti, ma non garantisce che l’attività commerciale riesca a trasformare tale flusso in domanda effettiva”.

I ricercatori sottolineano inoltre che tali “effetti positivi indiretti” si sono concentrati “esclusivamente sulle catene commerciali, senza riscontrare impatti statisticamente significativi per le attività indipendenti”. Le catene, infatti, possono contare su una maggiore notorietà del marchio, un’offerta standardizzata e sistemi operativi consolidati, fattori che facilitano l’intercettazione di nuovi flussi di clientela.

Lo studio ha rilevato che l’impatto economico positivo dei punti vendita di cannabis si traduce in «incrementi più significativi nel volume di clientela, nel numero di transazioni e nei ricavi nei quartieri più facilmente percorribili a piedi»; al contrario, tale spinta risulta «più debole per le attività che contano su una base di clientela prevalentemente locale, il che suggerisce che gli esercizi con una clientela geograficamente più dispersa abbiano una maggiore capacità di intercettare la domanda aggiuntiva generata dall’attività dei punti vendita di cannabis».

«L’apertura di punti vendita di cannabis incrementa l’attività commerciale nelle vicinanze».

L’analisi ha inoltre evidenziato che l’aumento dei ricavi è più marcato durante i fine settimana, «quando i consumatori godono di una maggiore flessibilità per effettuare spostamenti finalizzati a scopi specifici o che combinano diverse tipologie di attività».
«Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che i punti vendita di cannabis a scopo ricreativo possano agire come poli di attrazione in grado di generare domanda a livello locale, richiamando un flusso di clientela che crea opportunità anche per le attività commerciali circostanti», afferma lo studio.

I ricercatori hanno precisato che lo studio presenta alcuni limiti: ha preso in esame le tendenze di un solo Stato e si è basato su dati osservazionali anziché sui registri di vendita diretti dei singoli esercizi.

«Questo studio dimostra che l’apertura di punti vendita di cannabis a scopo ricreativo può rimodellare la domanda ben oltre il settore specifico, generando attività economica per le imprese limitrofe», conclude il documento. «Tuttavia, i benefici non sono distribuiti in modo uniforme; ciò indica che la sola vicinanza geografica non è sufficiente a garantire che le attività circostanti traggano vantaggio da un nuovo operatore. Il valore dei flussi di clientela generati da un punto vendita di cannabis dipende, piuttosto, dalle caratteristiche delle attività vicine e dal contesto commerciale locale».

Anche ricerche precedenti hanno analizzato gli impatti economici legati all’accesso legale alla marijuana.

Uno studio pubblicato l’anno scorso ha rilevato che «i ricavi degli hotel aumentano del 25,2% (pari a 63.671 dollari al mese) in seguito alla legalizzazione dei punti vendita di cannabis, con un effetto che continua a crescere anche a sei anni dalla legalizzazione».

Un altro studio, sempre dello scorso anno, ha mostrato che negli Stati in cui la cannabis è stata legalizzata, il valore degli immobili è aumentato, in media, di 60.327 dollari in più rispetto a quanto avvenuto nelle giurisdizioni in cui la sostanza rimane illegale.

Una ricerca del 2021 ha rilevato che la legalizzazione della marijuana per uso adulto in Colorado ha favorito la creazione di posti di lavoro, senza ripercussioni negative sulla produttività dei lavoratori.