USA: la vendita al dettaglio di cannabis gestita dal governo funziona?

28 Ottobre 2026

Margaret Jackson

https://mjbizdaily.com/news/does-government-run-cannabis-retail-work/618419/

Ispirandosi a leggi sugli alcolici risalenti a decenni fa, in Minnesota stanno aprendo punti vendita di cannabis gestiti dall’amministrazione pubblica. Si tratta di un modello che altri stati potrebbero adottare?

• Il Minnesota è uno dei almeno due stati che, avendo legalizzato la cannabis per uso ricreativo, consentono agli enti locali di gestire la vendita al dettaglio del prodotto.
• Il 5 febbraio ha aperto “Anoka Cannabis Co.”, il primo punto vendita di cannabis gestito da un’amministrazione comunale in Minnesota.
• L’esercizio non è soggetto a imposte federali, aggirando così la Sezione 280E dell’Internal Revenue Code (il codice tributario statunitense).
• Anche altre città del Minnesota stanno richiedendo licenze per la vendita al dettaglio di cannabis.

Quando il Minnesota ha legalizzato la cannabis per uso ricreativo, le amministrazioni comunali hanno colto, nella normativa statale, l’opportunità di creare una nuova fonte di entrata: un’attività legata alla marijuana, gestibile in modo analogo ai negozi di alcolici di proprietà municipale, attivi fin dal 1937.

Ad Anoka, un sobborgo dell’area metropolitana di Minneapolis-Saint Paul, il risultato è “Anoka Cannabis Co.”, un punto vendita di proprietà comunale inaugurato il 5 febbraio, situato accanto al negozio di alcolici che la città gestisce da 33 anni.

L’attività è gestita da dipendenti comunali, sotto la supervisione del Consiglio comunale, e sorge su un terreno di proprietà della città.

Questo modello offre alle città del Minnesota un’opportunità economica diretta, che va oltre il semplice gettito fiscale. Inoltre, la proprietà pubblica cambia radicalmente il quadro finanziario.

In quanto ente municipale, Anoka non è tenuta al pagamento di imposte federali; un vantaggio non indifferente in un settore in cui gli operatori privati ​​sono da tempo penalizzati dalla Sezione 280E dell’Internal Revenue Code.

“È raro che si presenti per una città una fonte di reddito che non incida sulla pressione fiscale a carico dei cittadini”, ha dichiarato Kevin Morelli, direttore delle attività commerciali di Anoka, che sovrintende ai negozi municipali di alcolici e cannabis, nonché al campo da golf comunale.

Dall’apertura, avvenuta il 5 febbraio, Anoka Cannabis ha generato un utile netto di quasi 250.000 dollari, ha riferito Morelli, con una previsione di ricavo netto pari a 600.000 dollari per il 2027.

Altre città del Minnesota stanno pensando di aprire punti vendita di cannabis?

La normativa del Minnesota in materia di cannabis consente alle città e alle contee di richiedere licenze per la vendita al dettaglio di prodotti a base di cannabis, seguendo gli stessi requisiti e le medesime procedure previsti per tutti gli altri richiedenti.

I punti vendita gestiti dalle amministrazioni comunali si riforniscono di prodotti a base di cannabis attraverso gli stessi canali utilizzati dagli esercizi privati, sostenendo inoltre i medesimi costi.
Anoka non è l’unica città del Minnesota a voler intraprendere questa strada.

Tredici città hanno presentato domanda per ottenere licenze comunali per la vendita di cannabis quando queste sono state rese disponibili per la prima volta; tale finestra temporale si è ormai chiusa.

• La prossima a inaugurare un punto vendita sarà Saint Anthony Village, che ha ottenuto la licenza il 29 settembre.
• Anche Grand Rapids ha annunciato l’intenzione di aprire un proprio dispensario.
• Elk River ha invece rinunciato, come riferito da Josh Collins, portavoce del Minnesota Office of Cannabis Management.
• A luglio, il consiglio comunale di Osseo ha approvato agevolazioni fiscali fino a 3 milioni di dollari per la costruzione di un dispensario.

Le città interessate a gestire i propri punti vendita di cannabis potranno presentare domanda durante la prossima fase di rilascio delle licenze, che difficilmente prenderà il via prima di luglio, ha spiegato Collins.

«Altre amministrazioni potrebbero essere in attesa dell’apertura di una nuova finestra per le licenze, soprattutto osservando i risultati ottenuti in altre giurisdizioni», ha affermato.
«Il caso di Anoka susciterà certamente molto interesse».

Altre località stanno valutando l’apertura di punti vendita di cannabis gestiti dal governo?

Sebbene 17 stati esercitino una qualche forma di controllo diretto sulla vendita di alcolici – arrivando in alcuni casi a gestire direttamente i punti vendita – la vendita di cannabis da parte di enti pubblici è un esperimento che si riscontra in appena due stati.

A North Bonneville, nello stato di Washington, un punto vendita gestito dall’amministrazione comunale ha chiuso i battenti nel 2021, dopo sei anni di attività. In Pennsylvania e nel New Hampshire, dove la cannabis è consentita esclusivamente per uso terapeutico, i legislatori hanno respinto l’ipotesi di una gestione pubblica della vendita di cannabis a scopo ricreativo.

Una commissione nominata dal governatore della Carolina del Nord, Josh Stein, sta valutando se lo stato debba gestire direttamente i punti vendita, lasciando invece la coltivazione e la produzione a imprese private.

Tale commissione può soltanto formulare raccomandazioni non vincolanti per i legislatori statali; questi ultimi, finora, non sono riusciti a far avanzare la legalizzazione della cannabis a fini terapeutici, nonostante il sostegno dell’opinione pubblica, favorevole a sottrarre quote a un mercato illecito stimato in 3 miliardi di dollari – un obiettivo già raggiunto, tra l’altro, con successo da alcune tribù native americane attraverso la vendita di cannabis.

«Per come la vedo io, la questione della cannabis è un po’ come un ritorno al proibizionismo», ha dichiarato Paul Kaspszak, direttore esecutivo della Minnesota Municipal Beverage Association, un’organizzazione che rappresenta le attività di vendita di alcolici gestite dai comuni.

«Viviamo in un mondo fatto di cicli. In tutto il Paese, ogni stato e ogni comunità sta cercando di trovare la propria strada. Esistono sistemi diversi da uno stato all’altro, esattamente come accade per gli alcolici».

Perché Anoka voleva un negozio di cannabis?

L’iniziativa di aprire un punto vendita è partita dal direttore finanziario di Anoka, che l’ha segnalata come un’opportunità fuori dal comune.

Secondo Morelli, c’è sempre bisogno di entrate, dato che i costi – come quelli per gli stipendi dei dipendenti e gli investimenti in infrastrutture – aumentano di anno in anno. Inoltre, i ricavi generati dal negozio consentono alla città di mantenere bassa la pressione fiscale.

«La città di Anoka possiede parecchi parchi, quindi serviranno sempre risorse per la loro manutenzione», ha spiegato Morelli.

Il team di Morelli ha iniziato a partecipare a conferenze sul settore della cannabis, ha ingaggiato un consulente, ha elaborato un business plan e lo ha presentato al Consiglio comunale.

Il Consiglio ha dato il via libera, con una direttiva chiara: trovare una sede, realizzare la struttura in tempi rapidi e contenere i costi.

La scelta è ricaduta naturalmente su un terreno di proprietà comunale, rimasto inutilizzato, adiacente al negozio di liquori di proprietà della città. L’obiettivo del «risparmio» è però venuto meno: Anoka ha infatti investito 3 milioni di dollari per la costruzione dell’edificio.

La rapidità, invece, è stata rispettata.

Come ha fatto una città del Minnesota a realizzare un punto vendita di cannabis in meno di un anno?

I lavori di costruzione dell’edificio sono stati avviati dalla città il 12 maggio 2025. Il progetto è stato completato entro il Giorno del Ringraziamento, sebbene l’apertura sia stata posticipata in attesa dell’ispezione finale da parte dell’OCM, necessaria affinché la città ottenesse la licenza.

«È il progetto municipale più rapido a cui abbia mai partecipato», ha dichiarato Morelli.
Nei primi quattro giorni successivi all’apertura, avvenuta il 5 febbraio, i clienti hanno dovuto fissare un appuntamento per poter visitare il punto vendita.

La città ha inoltre potuto contare su risorse di capitale precluse alla maggior parte dei nuovi titolari di licenza nel settore della cannabis; tra queste, la disponibilità di una propria azienda di servizi elettrici, che ha contribuito a finanziare il progetto da 3 milioni di dollari.

La struttura è compatta: comprende un’area vendita di circa 63 metri quadrati (680 piedi quadrati), una zona di accoglienza, un caveau di sicurezza e spazi riservati al personale.

I pannelli solari – finanziati in gran parte tramite una sovvenzione e crediti d’imposta federali – dovrebbero coprire l’88% del fabbisogno elettrico del negozio.

Prima dell’apertura, la città si è avvalsa della collaborazione di Point Seven Group, una società di consulenza nel settore della cannabis con sede in Colorado, per due cicli di formazione del personale.

L’organico del punto vendita comprende un responsabile a tempo pieno, un vice responsabile, un addetto capo alle vendite (lead budtender), 13 addetti alle vendite (budtender) part-time e quattro addetti all’accoglienza.

Tutti i membri del personale assunti inizialmente sono ancora in servizio.

La conformità è diversa per i punti vendita di cannabis comunali?

La conformità normativa ha rappresentato una delle sfide più impegnative, ha affermato Morelli.

Per gli operatori comunali sorge una complicazione particolare: la maggior parte dei requisiti per le licenze è stata pensata tenendo a mente le imprese private.

Morelli ha collaborato con i legislatori statali per chiarire che i consigli comunali non dovrebbero essere tenuti a sottoporsi allo stesso iter di verifica dei precedenti previsto per i singoli titolari.

Il negozio di cannabis della città contribuisce alla comunità?

Il negozio, ha spiegato Morelli, non serve soltanto a generare entrate: è una risorsa per la comunità.

Dato che i dipendenti comunali non possono accettare mance, nel punto vendita sono state collocate delle cassette per le offerte; spetta poi ai dipendenti stessi scegliere a quali organizzazioni non profit destinare i fondi raccolti.

Tra i beneficiari figurano un banco alimentare, centri di assistenza per le vittime di violenza domestica, enti che si occupano di animali e servizi per i veterani.

«Ogni mese, durante la riunione del consiglio comunale, effettuiamo la consegna formale dell’assegno», ha raccontato Morelli.