Studio: l’integrazione della cannabis terapeutica nell’odontoiatria può migliorare la qualità della vita dei pazienti durante i trattamenti

10 Settembre 2026

Tom Angell

https://www.marijuanamoment.net/integrating-medical-cannabis-into-dentistry-can-boost-patient-quality-of-life-during-treatments-study-finds/

Secondo una nuova revisione scientifica, la cannabis terapeutica presenta un “promettente potenziale terapeutico” in odontoiatria, anche per il trattamento di condizioni quali il dolore orofacciale, le malattie parodontali refrattarie e la sindrome della bocca urente.

“L’integrazione dei cannabinoidi nella pratica odontoiatrica rappresenta un passo significativo verso il miglioramento degli esiti clinici e della qualità della vita dei pazienti durante i trattamenti”, afferma lo studio, redatto da ricercatori brasiliani appartenenti al Dipartimento della Salute del Distretto Federale, alla Scuola di Sanità Pubblica del Distretto Federale e all’Istituto di Istruzione Superiore di Brasilia.

La revisione, che ha analizzato 59 studi precedentemente pubblicati, ha riscontrato in generale un “supporto teorico e scientifico ai potenziali usi terapeutici della cannabis medicinale in odontoiatria”.

Uno degli studi esaminati dagli autori ha concluso che i cannabinoidi esercitano un “effetto terapeutico nella riduzione della percezione del dolore”, in particolare nei casi di nevralgia del trigemino, dolore facciale idiopatico persistente, sindrome della bocca urente e nevralgia post-erpetica.

“Il dolore orofacciale”, si legge nella nuova revisione, “è tra le condizioni più comuni in ambito odontoiatrico e l’uso della cannabis appare come un importante alleato nel trattamento di tali disturbi, potenziando potenzialmente l’azione dei farmaci già impiegati o addirittura sostituendoli”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista *Fitos Journal*, evidenzia che i recettori endocannabinoidi sono stati “individuati in tutto il cavo orale, inclusi la mucosa orale, la polpa dentaria, i tessuti parodontali, le ghiandole salivari e le articolazioni temporo-mandibolari”. L’attivazione di tali recettori potrebbe offrire un sollievo mirato dal dolore e una riduzione dell’infiammazione, oltre a garantire effetti antimicrobici, secondo quanto affermato dagli autori.

“La cannabis possiede un promettente potenziale terapeutico in odontoiatria; le sue principali applicazioni riguardano la gestione del dolore orofacciale, la parodontologia, la sindrome della bocca urente, il bruxismo e la gestione della mucosite orale, tra le altre”.

I ricercatori hanno tuttavia sottolineato che, sebbene gli studi condotti finora siano “promettenti” riguardo agli effetti medici della cannabis in odontoiatria e la sostanza sia “considerata una terapia sicura”, è necessario condurre studi clinici randomizzati controllati per “confermarne con maggiore solidità l’efficacia e la sicurezza”.

Hanno inoltre rilevato che, sia in Brasile che altrove, sussiste una “mancanza di una regolamentazione adeguata” della cannabis terapeutica, situazione che “può portare a disuguaglianze nell’accesso alle cure, favorendo esclusivamente coloro che possono permettersi prodotti costosi”. Un ulteriore problema è la “mancanza di standardizzazione nell’uso e nel dosaggio della cannabis, data l’assenza di protocolli dovuta alla specificità del sistema endocannabinoide di ogni individuo”, hanno affermato gli autori.

“Questi fattori, insieme alla necessità di studi clinici più rigorosi e all’elevato costo dei farmaci derivati ​​dalla cannabis, rappresentano sfide da superare per garantire un accesso più ampio ed equo a questa forma di terapia”, ha concluso lo studio.

“La cannabis terapeutica può rivelarsi efficace nell’alleviare il dolore orofacciale, ridurre l’infiammazione gengivale e trattare condizioni di difficile gestione, come i disturbi temporomandibolari, tra le altre.”
Questa nuova revisione si aggiunge a ricerche precedenti che dimostrano il potenziale della cannabis nel favorire la salute orale.

Uno studio pubblicato l’anno scorso ha evidenziato che un collutorio contenente cannabidiolo (CBD) e un altro estratto botanico manteneva “l’omeostasi del microbioma orale, riducendo così i livelli di batteri che possono compromettere la salute parodontale”.

Ricerche precedenti avevano già mostrato che un collutorio a base di CBD e CBG possiede una “promettente attività battericida in vitro contro la carica batterica aerobica totale coltivabile presente nella placca dentale”.

Uno studio del 2023 ha concluso che “una singola dose di CBD è efficace quanto gli attuali regimi analgesici ed è in grado di gestire efficacemente il dolore dentale acuto”.