2 Ottobre 2026
https://www.newsweed.fr/etude-experience-neerlandaise-cannabis-tendances/
I primi risultati significativi dell’*Experiment Gesloten Coffeeshopketen* nei Paesi Bassi – la sperimentazione nazionale sulla filiera regolamentata della cannabis – iniziano a mostrare cosa accade quando i coffeeshop passano da un modello tollerato ma giuridicamente frammentato a un sistema controllato, dalla coltivazione alla vendita.
Il quadro che emerge è articolato. Nei dieci comuni che partecipano alla sperimentazione, i coffeeshop offrono una maggiore varietà di prodotti, i prezzi della cannabis sono diminuiti più marcatamente rispetto ai comuni di confronto e i clienti percepiscono un miglior rapporto qualità-prezzo. Si è inoltre intensificata la collaborazione tra coltivatori, rivenditori, amministrazioni comunali e autorità di regolamentazione.
Tuttavia, la regolamentazione non ha comportato una trasformazione repentina del mercato olandese della cannabis. Il consumo è rimasto sostanzialmente stabile, non sono ancora emersi effetti evidenti in termini di salute pubblica, sicurezza o qualità della vita e il mercato illecito continua a operare parallelamente ai coffeeshop.
Queste conclusioni derivano dalla prima valutazione di monitoraggio condotta dall’Istituto Trimbos, da Breuer&Intraval e da RAND Europe, su incarico del WODC per conto dei ministeri olandesi della Giustizia e della Sicurezza e della Salute, del Benessere e dello Sport.
I ricercatori precisano che si tratta di risultati preliminari: la durata relativamente breve della sperimentazione non consente ancora di trarre conclusioni definitive.
Un esperimento olandese volto a colmare una lacuna giuridica
Questa sperimentazione affronta una delle contraddizioni centrali del sistema olandese dei coffeeshop. La vendita al dettaglio di cannabis, a condizioni rigorose, è tollerata da tempo, mentre la coltivazione commerciale e il rifornimento dei coffeeshop sono rimasti vietati.
Nell’ambito di questa sperimentazione, i coffeeshop di dieci comuni partecipanti vendono cannabis prodotta da coltivatori autorizzati. La loro evoluzione viene confrontata con quella di dieci comuni in cui permane l’attuale politica di tolleranza.
Lo studio è di portata insolitamente ampia. La prima fase di monitoraggio ha incluso 85 interviste, sondaggi condotti su 865 clienti di coffeeshop e su 441 persone residenti o che lavorano nelle vicinanze di tali esercizi, conteggi delle presenze in 143 locali e un’analisi dei menu di 134 coffeeshop. I ricercatori si sono inoltre avvalsi di un’indagine continua sugli acquisti nel mercato illecito e di dati della polizia relativi a incidenti e reati legati alla droga.
Ciò ha permesso di valutare la sperimentazione non solo in base alle vendite o al comportamento dei consumatori, ma anche attraverso i suoi potenziali effetti sulla salute pubblica, sulla criminalità, sui disagi, sui prezzi e sulla filiera illecita.
Una maggiore varietà nei menu dei coffeeshop
Rispetto alla rilevazione di riferimento, l’offerta dei coffeeshop che partecipano alla sperimentazione si è diversificata, proponendo una maggiore varietà di cannabis, hashish e spinelli. Tale incremento appare più marcato rispetto a quanto osservato nei comuni utilizzati come termine di confronto.
La diversificazione va oltre i prodotti tradizionali: alimenti a base di cannabis (*edibles*), penne per vaporizzazione (*vape pen*) e concentrati sono comparsi in una quota crescente di coffeeshop aderenti all’iniziativa.
A tal proposito, gli stakeholder intervistati dai ricercatori hanno espresso preoccupazione per i prodotti caratterizzati da livelli di THC particolarmente elevati. Hanno inoltre rilevato che le informazioni riportate sui prodotti non garantiscono necessariamente che i consumatori ne comprendano la potenza o il dosaggio corretto.
Finora, tuttavia, i ricercatori non hanno riscontrato prove evidenti di un aumento degli incidenti sanitari. Ciononostante, alcuni attori del settore auspicano l’adozione di norme nazionali più chiare su aspetti quali la potenza massima e le informazioni da riportare sulle confezioni.
L’erba diventa più economica, mentre l’hashish segue una tendenza opposta
I prezzi rappresentano un ulteriore indicatore del fatto che la filiera regolamentata sta modificando il mercato, sebbene non in modo uniforme.
Tra la valutazione iniziale e il primo monitoraggio, i prezzi medi dell’erba sono diminuiti più marcatamente nei comuni coinvolti nella sperimentazione rispetto a quelli di confronto. Tale tendenza ha riguardato in particolare il *nederwiet*, ovvero la cannabis prodotta localmente.
L’hashish, invece, ha seguito una traiettoria opposta: il suo prezzo medio è aumentato maggiormente nei comuni partecipanti, mentre i prezzi delle canne già pronte hanno registrato un lieve rialzo in entrambi i gruppi.
L’hashish ha rappresentato una delle criticità ricorrenti della sperimentazione. Nella fase iniziale, i gestori dei *coffeeshop* hanno segnalato che l’offerta regolamentata non garantiva sempre una varietà sufficiente, soprattutto per quanto riguarda l’hashish.
Secondo quanto emerso dalle interviste, l’offerta è migliorata man mano che i coltivatori autorizzati hanno incrementato la produzione, attenuando così alcune delle preoccupazioni iniziali. Di conseguenza, l’hashish prodotto localmente risulta più costoso di quello importato illegalmente.
Consumo stabile
A questo stadio, l’ampliamento dell’offerta regolamentata non si è tradotto in un aumento del consumo. I ricercatori non hanno rilevato cambiamenti significativi né nel numero di frequentatori dei coffeeshop né nella frequenza delle loro visite. Anche le abitudini di consumo sono risultate complessivamente paragonabili tra i comuni partecipanti e i comuni di controllo.
Si osserva tuttavia un cambiamento rilevante nel comportamento d’acquisto. I clienti dei coffeeshop “legali” hanno acquistato maggiori quantità di cannabis per singola transazione rispetto al periodo di riferimento e ne hanno valutato più positivamente il rapporto qualità-prezzo. Variazioni analoghe non sono state chiaramente riscontrate per l’hashish.
L’acquisto di un maggior numero di grammi a ogni visita non ha comportato, peraltro, un aumento della frequenza di consumo.
È stato inoltre rilevato un incremento più marcato della quota di frequentatori che dichiaravano di aver consumato esclusivamente o prevalentemente cannabis nei 30 giorni precedenti. Ciò potrebbe indicare un certo abbandono dell’hashish, sebbene i dati disponibili non ne chiariscano la motivazione.
I ricercatori non hanno riscontrato cambiamenti significativi né nello stato di salute dichiarato dai partecipanti né nella percentuale di rispondenti il cui punteggio al *Cannabis Abuse Screening Test* (CAST) indicava un rischio elevato di consumo problematico.
Il mercato illecito della cannabis non è scomparso
Il mercato illecito della cannabis continua a operare nei comuni partecipanti. I consumatori che acquistano al di fuori dei coffeeshop citano ancora principalmente prezzi più bassi, un miglior rapporto qualità-prezzo percepito e la possibilità di acquistare quantità maggiori.
I servizi di consegna e i rivenditori contattati telefonicamente o tramite app di messaggistica rimangono i principali canali di approvvigionamento. I consumatori continuano inoltre a valutare in modo relativamente positivo i prodotti acquistati illegalmente per caratteristiche quali il rapporto qualità-prezzo, gli effetti, l’odore e il gusto.
La quantità media di hashish acquistata per singola transazione illecita è aumentata nei comuni che partecipano alla sperimentazione, mentre è diminuita nelle aree di confronto. I ricercatori ipotizzano che ciò possa essere legato a carenze di hashish legale durante le prime fasi della sperimentazione, ma precisano esplicitamente che i dati disponibili non consentono di stabilire un tale nesso di causalità.
In altre parole, l’istituzione di una filiera di approvvigionamento limitata per i coffeeshop non elimina automaticamente la distribuzione concorrente non regolamentata. Il prezzo, la disponibilità e la scelta dei prodotti continuano a influenzare le decisioni d’acquisto dei consumatori.
Una maggiore trasparenza
Le municipalità, i coltivatori autorizzati, i gestori dei coffeeshop e le autorità di regolamentazione hanno segnalato contatti più frequenti e una migliore conoscenza della provenienza dei prodotti e delle relative condizioni di produzione. Anche le fasi di produzione, trasporto e vendita sono sempre più disciplinate da procedure standardizzate.
Il sistema di monitoraggio e tracciabilità, volto a seguire la filiera della cannabis regolamentata dalla coltivazione alla vendita al dettaglio, costituisce il fulcro di questa architettura. La sua implementazione non è stata priva di ostacoli: gli attori coinvolti hanno segnalato problemi tecnici, oneri amministrativi e difficoltà di integrazione con i sistemi di gestione e di vendita esistenti. Molte di queste criticità sembrano essere state difficoltà iniziali, nel frattempo risolte.
Permangono tuttavia alcune incertezze in merito alle norme su imballaggio, informazioni sui prodotti, prodotti edibili e pubblicità, nonché sulla ripartizione delle responsabilità tra le diverse autorità di controllo.
Nessun cambiamento significativo in termini di sicurezza del quartiere o di qualità della vita
Finora, la sperimentazione ha fornito pochi elementi indicativi di un impatto significativo sulle condizioni nelle aree circostanti i coffee shop. I residenti e coloro che lavorano nelle vicinanze hanno valutato la qualità della vita locale con un punteggio medio compreso tra 7,6 e 7,8 su 10, un dato sostanzialmente in linea con le medie nazionali. Anche la percezione della sicurezza nel quartiere è stata valutata positivamente, con un punteggio di circa 7 su 10.
Alcuni intervistati hanno segnalato problemi legati allo stazionamento di persone, al traffico o ai rumori; tali criticità sono state menzionate con maggiore frequenza nei comuni che partecipano alla sperimentazione. Tuttavia, lo studio non fornisce prove sufficienti per attribuire direttamente questa differenza alla sperimentazione della filiera regolamentata.
I primi risultati costituiscono un’istantanea, non un verdetto
Il modello olandese che sta emergendo non offre, dunque, né un successo evidente né la prova di un fallimento.
Il primo monitoraggio evidenzia diversi cambiamenti concreti: una maggiore varietà di prodotti a base di cannabis, un calo dei prezzi dell’erba, una migliore percezione del rapporto qualità-prezzo e un rapporto più trasparente tra produttori autorizzati, coffeeshop e autorità pubbliche.
Al contempo, l’approvvigionamento di hashish si è rivelato più complesso, i prodotti ad alto contenuto di THC sollevano questioni di salute pubblica e il mercato illecito rimane una fonte alternativa per i consumatori.
Per quanto riguarda molte delle principali questioni politiche sollevate da questa sperimentazione (consumo, salute, criminalità, sicurezza e qualità della vita nei quartieri), i ricercatori non hanno finora riscontrato differenze significative tra i comuni coinvolti nella sperimentazione e quelli di controllo.
Questa assenza di effetti immediati è di per sé significativa, ma non costituisce ancora una risposta definitiva. Si tratta della prima di una serie di rilevazioni previste nell’ambito di una valutazione pluriennale.
La vera prova consisterà nello stabilire se i cambiamenti iniziali persisteranno una volta che la filiera regolamentata avrà superato la fase di avvio e se un sistema di produzione legale a pieno regime sarà in grado, nel tempo, di modificare il rapporto tra coffeeshop olandesi, consumatori e mercato illecito.

