14 Maggio 2026
https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-legale-a-losanna-il-mercato-nero-perde-terreno/
A Losanna il progetto Cann-L mostra che un accesso regolato e non profit alla cannabis riduce consumi, rischi e acquisti illegali.
A Losanna la regolazione della cannabis è diventato da alcuni anni un esperimento concreto, misurabile, già capace di produrre risultati. Cann-L è uno dei progetti pilota autorizzati in Svizzera per valutare la fattibilità e gli effetti di un accesso regolato alla cannabis: si ispira a quello attuato nella provincia canadese del Quebec, perchè, secondo i promotori “costituisce una sorta di gold standard della legalizzazione della canapa in termini di salute pubblica. Permette di tralasciare la questione del profitto e degli incentivi che comporta, orientandosi fortemente sulla consulenza ai partecipanti in ottica sanitaria e sociale.”. La sperimentazione ci offre oggi una fotografia preziosa di ciò che accade quando si prova a sottrarre il consumo al mercato illegale e a riportarlo dentro una cornice di salute pubblica.
Il modello è chiaro: accesso riservato ad adulti già consumatori di cannabis e residenti a Losanna, vendita senza scopo di lucro, prodotti controllati, informazione, riduzione dei rischi, possibilità di consultazione medica volontaria. Non un mercato commerciale spinto dalla massimizzazione dei profitti, dunque, ma un’alternativa regolata al mercato nero, costruita per ridurre i danni e aumentare la sicurezza delle persone che consumano. Secondo il factsheet pubblicato nell’aprile 2026, aggiornato ai risultati di fine 2025, 1.754 adulti hanno aderito al progetto, mentre 154 lo hanno lasciato, superando abbondantemente l’obbiettivo di 1500 persone coinvolte. Il profilo iniziale dei partecipanti conferma che Cann-L non intercetta un pubblico “nuovo”, ma persone con una storia consolidata di consumo: il 75% consuma cannabis almeno due volte alla settimana e il 72% da più di dieci anni. L’età media è di 36 anni, con un intervallo che va dai 19 ai 79 anni.
Il dato più rilevante riguarda l’evoluzione dei consumi. Dopo 18 mesi di partecipazione al progetto, la quantità media consumata passa da 15,8 grammi al mese a 12 grammi. Non solo: il factsheet segnala che più alta è la frequenza di consumo all’ingresso, più marcata è la riduzione successiva delle quantità e della frequenza. È un risultato importante, perché smentisce uno degli argomenti più ricorrenti contro la regolazione: l’idea che ogni apertura legale produca automaticamente più consumo. Qui accade l’opposto. Quando le persone sono raggiunte da un sistema regolato, non stigmatizzante e orientato alla salute, possono anche ridurre il proprio consumo. Anche le modalità di assunzione mostrano piccoli ma significativi cambiamenti. La combustione resta largamente prevalente, ma scende dal 92,1% all’88,7%, mentre la vaporizzazione sale dal 6,9% al 9,1%. Dall’avvio del progetto sono stati venduti 131 vaporizzatori. Sono numeri ancora limitati, ma indicano che le pratiche di riduzione dei rischi possono trovare spazio quando sono inserite in un contesto credibile e accessibile.
Il cuore politico del progetto, però, è il rapporto con il mercato illegale. Dopo 18 mesi, il 69% dei partecipanti dichiara di acquistare da Cann-L “quasi sempre” o “sempre”, a cui si aggiunge un 6% che lo fa “la maggior parte del tempo”. Solo il 9% dichiara di non acquistare quasi mai attraverso il progetto. Cann-L copre oggi circa il 20% della consumo stimato di cannabis a Losanna e, secondo la sintesi del factsheet, ha sottratto oltre 2 milioni di franchi svizzeri (circa 2.180.000 euro) al mercato nero. Anche il confronto sui prodotti è istruttivo. Nel 2025, i prezzi di Cann-L risultano comparabili a quelli del mercato nero per le piccole quantità: 11,20 franchi al grammo per le infiorescenze contro 14 franchi nelle piccole transazioni illegali e 9,50 considerando tutte le transazioni del mercato nero; 11,90 franchi per le resine contro 12 franchi nelle piccole transazioni illegali e 7,70 nel dato medio generale. I prodotti Cann-L hanno inoltre un contenuto medio di THC inferiore rispetto al mercato nero, soprattutto per le resine: 17,5% contro 32,1%. Per le infiorescenze la differenza è più contenuta, 12,5% contro 14,5%.
Questo significa che la regolazione può incidere non solo sul canale di approvvigionamento, ma anche sulla qualità e sulla potenza dei prodotti disponibili. In un mercato illegale, il consumatore non ha garanzie reali. In un sistema regolato, invece, la composizione dei prodotti può essere monitorata, comunicata e orientata a criteri di minore rischio.
Un altro elemento decisivo è l’accesso alla cura. Cann-L prevede una consultazione medica volontaria: 96 partecipanti ne hanno usufruito, per un totale di 199 consultazioni. Il medico può proporre fino a quattro incontri, distanziati nel tempo secondo i bisogni della persona. Il factsheet sottolinea che la maggior parte di chi ha richiesto questo supporto non aveva mai consultato prima un medico per il proprio consumo di cannabis. Anche qui il dato è politico: la criminalizzazione allontana dai servizi, mentre un accesso regolato può aprire una migliore relazione con il proprio consumo e quindi la salute.
Molto alta è anche la soddisfazione dei partecipanti dopo 18 mesi: il 98% valuta positivamente l’esperienza di acquisto, circa il 97% il personale di vendita, circa l’82% l’offerta e la qualità. Più basso, ma comunque significativo, il dato sul prezzo, valutato positivamente dal 54%. Non è un dettaglio secondario: se la regolazione vuole competere davvero con il mercato illegale, deve garantire accessibilità, qualità e prezzi sostenibili. Altrimenti il mercato nero resta competitivo.
La lezione di Losanna è dunque piuttosto netta. Un modello non profit, orientato alla salute pubblica, può essere una reale alternativa al mercato illegale. Può ridurre gli acquisti illegali, facilitare l’accesso ai servizi, sostenere pratiche di riduzione dei rischi e persino accompagnare una diminuzione media dei consumi. Siamo davanti a una regolazione prudente, monitorata, costruita su adulti già consumatori e sottoposta a valutazione periodica. Cann-L ha inoltre già avuto un impatto politico più ampio, ispirando il progetto di legge sulla legalizzazione in discussione al Parlamento federale svizzero. È un passaggio importante, perché mostra come le sperimentazioni locali possano diventare laboratorio di riforma nazionale.
Per l’Italia, ancora prigioniera di un dibattito ideologico e punitivo, l’esperienza di Losanna dovrebbe essere letta con attenzione. Mentre da noi si continua a irrigidire la legislazione sulle droghe, inseguendo il piccolo spaccio e confondendo controllo sociale e tutela della salute, in Svizzera si sperimenta una strada opposta: meno repressione, più regolazione, più conoscenza, più responsabilità pubblica. Il punto non è negare i rischi legati al consumo di cannabis. È esattamente il contrario: prenderli sul serio. E proprio per questo smettere di consegnarli al mercato illegale, alla clandestinità e alla paura. Cann-L dimostra che un’altra politica è possibile. Non perfetta, non definitiva, ma già oggi più razionale, più sicura e più efficace della guerra alla droga.

