Appunti di viaggio da un continente che ha smesso di nascondere la propria cannabis: Maiorca, Lisbona e le Alpi

3 Novembre 2026

Words and photographs by Matías Nicolás Cardozo, Matca Films

https://hightimes.com/grow/field-notes-from-a-continent-that-stopped-hiding-its-cannabis-mallorca-lisbon-and-the-alps-in-photographs/

Un anno in viaggio con una macchina fotografica: da un campo di canapa nell’entroterra di Maiorca a un laboratorio certificato EU-GMP nei pressi di Lisbona, fino a una coltivazione su suolo vivo sulle Alpi svizzere, nel mese di ottobre.

Quest’anno mi ha portato in giro per l’Europa con un intento semplice: muovermi, osservare e seguire la pianta ovunque stesse assumendo nuove forme. Si stanno affermando nuove normative, si fanno avanti giovani coltivatori e la cannabis sta entrando in una dimensione culturale diversa: più discreta in alcuni luoghi, fieramente vitale in altri.


Documentare questo cambiamento è diventato, di per sé, una forma di partecipazione.

Attraverso l’obiettivo, ho osservato il delinearsi di un nuovo capitolo in tempo reale, cercando di comprendere non solo come la pianta cresca in questi contesti, ma anche come venga accolta, trasformata e reimmaginata.

Maiorca, Isole Baleari

Le Isole Baleari sono definite dalla luce. Aria secca, vento caldo, giornate lunghe. Un ambiente quasi perfetto per la raccolta della canapa, che avviene nel cuore dell’entroterra. Si poteva percepire il profumo di erba secca che aleggiava sui campi, mentre gli operatori raccoglievano a mano le foglie più grandi. Non c’era alcuna fretta; solo il calore e il vento che si muovevano tra i filari.


NOMA è uno dei primi progetti dedicati alla canapa a Maiorca: la raccolta avviene una volta l’anno, sotto il sole del Mediterraneo, sfruttando l’intensità della stagione per favorire la fioritura. Ciò che mi ha colpito di più è stata la naturalezza di tutto questo. Nulla è nascosto o recintato: le piante si fondono con il paesaggio, tanto che si possono scorgere persino dalla strada. Nessuno sembra esserne disturbato; sono ormai diventate parte del panorama rurale.

La canapa è sempre appartenuta a queste terre. Un tempo alimentava le rotte marittime attraverso vele, corde e tessuti. Per secoli, le aziende agricole maiorchine hanno coltivato la canapa proprio come gli ulivi: con lentezza, seguendo il ritmo delle stagioni e le condizioni meteorologiche. Oggi l’obiettivo si è spostato verso la produzione di oli di CBD a spettro completo e fiori essiccati al sole, ma il metodo è rimasto immutato. Irrigazione semplice, raccolti dettati dagli elementi naturali e giornate scandite dalla luce.


Passeggiando tra i filari, appare chiaro perché la canapa sia così profondamente radicata in questo luogo. Non si tratta di una nuova industria che approda sull’isola, bensì di un’antica pratica che ritorna, con uno scopo diverso.

Lisbona, Portogallo

Lisbona ti accoglie con una sua particolare miscela di luce, storia e ritmo. Colline, tram, piastrelle consunte e l’umidità dell’Atlantico trasmettono l’idea di una città antica, eppure in costante movimento. Per secoli è stata una capitale marittima, un mondo in cui la canapa rivestiva un ruolo centrale: senza di essa, non ci sarebbero state né vele, né corde, né viaggi.


Appena fuori città abbiamo visitato Sun Light Greens, dove la coltivazione segue gli standard di precisione EU-GMP. Ogni aspetto è tracciato: ambiente, flusso d’aria, umidità, processo di essiccazione. Una produzione che supera i 30.000 chili l’anno richiede un sistema che non ammette deviazioni; per questo, ogni variabile viene monitorata in tempo reale. Eppure, nulla ti prepara al momento in cui varchi la soglia. È il profumo a colpirti per primo: un’umidità calda unita a una dolcezza floreale, che si sprigiona da centinaia di infiorescenze.

Anche le genetiche seguono la stessa logica di coerenza. Molte provengono da “Nine Weeks Harvest”, a Los Angeles, realtà nota per le sue varietà stabili e a fioritura rapida, particolarmente adatte al clima umido del Portogallo.


Allestendo un set macro all’interno della sala dedicata ai cloni, abbiamo potuto fotografare i fiori. Grazie a un’illuminazione controllata, siamo stati in grado di osservare i tricomi quasi intatti e di studiare come ogni varietà reagisca al proprio ambiente. Da vicino, ogni linea genetica rivela tratti distintivi: la struttura, la resina, il portamento stesso della pianta. Si inizia a scorgere una vera e propria personalità in ognuna di esse.

Le Alpi, Svizzera

Guidando verso nord da Barcellona, ​​il paesaggio si solleva gradualmente, finché le montagne non dominano l’orizzonte. Abbiamo varcato il confine con la Svizzera di notte, immersi nel silenzio e circondati da cime illuminate dalla luna. Arrivare in questo modo, senza riuscire a scorgere quasi nulla, definisce l’atmosfera ancor prima che tutto abbia inizio.


All’alba, la valle si è aperta; l’aria gelida di montagna portava con sé un intenso profumo di resina, un connubio tra linfa di pino e agrumi, come cristallizzati dal freddo. Ogni respiro risultava puro, quasi balsamico. In ottobre, le Alpi creano condizioni uniche: aria fredda che scende verso il basso, una luce solare nitida e una vegetazione che scivola lentamente verso l’autunno.

È questo ambiente, più di ogni altra cosa, a dettare il ritmo della coltivazione.

Per Martel Farms, il suolo vivo è il fulcro di tutto: all’aperto durante l’estate alpina, al chiuso per il resto dell’anno. In questa regione, il terreno si comporta in modo peculiare: è ricco di minerali, freddo, eppure capace di custodire la vita anche quando le temperature scendono.


Il team adatta le proprie tecniche a ciò che la montagna concede. Osservare le piante in questo contesto rivela quanto profondamente l’ambiente lasci la propria impronta su di esse. L’attività del suolo, le condizioni meteorologiche e il costante lavoro manuale si traducono in fiori dalla struttura solida, dall’aroma preciso e con un’identità legata inequivocabilmente al territorio. Si può quasi percepire il sapore dell’altitudine.

Il terreno successivo

Questi viaggi hanno chiarito una cosa: la cannabis è molto più di un semplice settore industriale. È territorio, artigianato e adattamento. Ogni luogo coltiva la pianta a modo suo, plasmato dal clima, dalle persone e dalla storia che lo caratterizzano.

Per comprenderlo, bisogna percorrere i campi, parlare con i coltivatori e prestare attenzione a quei dettagli che non finiscono mai nelle fotografie. Questa serie parte proprio da qui: segue la pianta oltre i confini, osservando come si trasforma e cosa tali cambiamenti rivelino sulle persone che la coltivano.

L’Europa è solo il primo capitolo. Oltre i suoi confini attendono altri paesaggi, altre tradizioni e altri coltivatori.