13 Ottobre 2026
Il Brasile sta registrando un ulteriore forte aumento della domanda di farmaci a base di cannabis importati; ciò conferma che il CBD derivato dalla canapa sta diventando una componente consolidata del mercato sanitario nazionale, man mano che le autorità di regolamentazione definiscono meglio l’iter normativo per questo composto.
L’Agenzia Nazionale di Sorveglianza Sanitaria (Anvisa) ha rilasciato 116.372 autorizzazioni individuali per l’importazione di prodotti derivati dalla cannabis nei primi sei mesi del 2026, con un incremento di quasi il 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati ottenuti in virtù della legge brasiliana sull’accesso alle informazioni.
Quest’anno le autorizzazioni all’importazione hanno raggiunto una media di quasi 20.000 unità al mese, contro le circa 15.000 mensili registrate nella prima metà del 2025. A marzo sono state rilasciate 23.199 autorizzazioni, mentre a giugno il dato si è attestato a 18.255.
Il ruolo di primo piano del CBD
Le cifre riguardano i prodotti medicinali derivati dalla cannabis in generale e non specificano quante autorizzazioni riguardino il CBD rispetto a prodotti contenenti livelli significativi di THC. Tuttavia, diversi indicatori suggeriscono che il CBD e le formulazioni a prevalenza di CBD rappresentino una quota considerevole del mercato.
Il CBD occupa da tempo una posizione di rilievo nel sistema brasiliano della cannabis terapeutica e il quadro normativo dell’Anvisa riserva a questo composto un trattamento specifico. Le norme dell’agenzia classificano esplicitamente il CBD come principio attivo farmaceutico e il Brasile ha previsto percorsi distinti per i farmaci a base di CBD registrati e per gli altri prodotti a base di cannabis soggetti a prescrizione medica.
I dati di mercato confermano la posizione di forza del CBD. La società di ricerche di mercato farmaceutico Close-Up International ha riferito l’anno scorso che i farmaci a base di CBD isolato rappresentavano il 52% dei prodotti cannabinoidi regolamentati monitorati, mentre gli estratti di cannabis più generici costituivano il 48%. I prodotti a base di CBD isolato registravano una crescita annua del 31,1%, mentre gli estratti di cannabis segnavano un incremento del 63,8%.
Si amplia l’accesso
L’impennata delle importazioni coincide con la fase di revisione delle norme brasiliane sui farmaci a base di cannabis.
Quest’anno l’Anvisa ha adottato un nuovo quadro normativo per i prodotti farmaceutici contenenti CBD o estratti di cannabis. Le regole consentono inoltre l’importazione di materiale vegetale di cannabis, estratti e CBD di grado farmaceutico per attività di ricerca, sviluppo e produzione. Il quadro normativo entrato in vigore a maggio ha inoltre ampliato l’accesso per i pazienti e avviato la creazione di una filiera nazionale per il CBD a uso medico. È previsto che le farmacie galeniche possano dispensare preparazioni personalizzate a base di CBD, mentre è stata autorizzata la coltivazione rigorosamente controllata di cannabis con un contenuto di THC non superiore allo 0,3% per finalità mediche e farmaceutiche.
Si tratta di un cambiamento significativo per un Paese che ha fatto ampio affidamento su prodotti e ingredienti a base di cannabinoidi di importazione.
Farmaci a base di THC
Il Brasile consente anche l’uso medico di prodotti a base di cannabis contenenti THC, sebbene soggetti a controlli molto più rigorosi rispetto a quelli previsti per i prodotti a basso contenuto di THC.
Secondo le norme dell’Anvisa, i prodotti a base di cannabis con un contenuto di THC superiore allo 0,2% possono essere prescritti a pazienti affetti da patologie gravi, invalidanti o potenzialmente letali. Tali prodotti richiedono prescrizioni più restrittive (tipiche dei farmaci controllati), mentre quelli con un contenuto di THC non superiore allo 0,2% sono disponibili tramite un sistema di prescrizione meno vincolante.
Questa distinzione garantisce alle formulazioni a base di CBD e a basso contenuto di THC una platea di potenziali pazienti decisamente più ampia, mantenendo al contempo un canale legale per la cannabis medica ad alto contenuto di THC.
Tali norme non vanno confuse con la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo – che rimane vietata – né con un programma su larga scala per la coltivazione commerciale di marijuana. La coltivazione nazionale di cannabis resta soggetta a controlli rigorosi e legata principalmente a finalità mediche, farmaceutiche e di ricerca.
Il predominio delle importazioni
La dipendenza del Brasile dalle importazioni è una caratteristica ricorrente del mercato. La coltivazione nazionale ha subito ritardi per anni, mentre l’Anvisa e altre autorità federali faticavano a conformarsi alle ordinanze giudiziarie che imponevano la definizione di norme per la cannabis a basso contenuto di THC.
Nel 2024, la Corte Superiore di Giustizia ha stabilito che la cannabis a basso contenuto di THC non deve essere equiparata alla cannabis a uso stupefacente e ha ordinato agli enti regolatori di definire un quadro normativo per la coltivazione a fini sanitari.
Nel corso del 2025, l’Anvisa ha ripetutamente posticipato l’attuazione delle misure, arrivando a sospendere l’iter normativo poco prima di una scadenza fissata dal tribunale.
Il divario industriale
Il quadro normativo definito nel 2026 rappresenta un progresso significativo per il CBD a uso medico, ma è ben lungi dal creare un settore convenzionale della canapa industriale.
Le norme brasiliane consentono la coltivazione di *Cannabis sativa* con un contenuto di THC non superiore allo 0,3% per scopi medici e farmaceutici; tuttavia, la canapa destinata ad applicazioni industriali di massa — come alimenti, granella, fibre, materiali edili e bioplastiche — rimane esclusa da tale regolamentazione.
Ciò crea una situazione insolita: il Brasile si sta rapidamente affermando come uno dei maggiori mercati dell’America Latina per i farmaci a base di cannabinoidi, mentre l’enorme potenziale agricolo del Paese per la canapa industriale resta in gran parte inutilizzato.
La Società Brasiliana di Ricerca Agricola (Embrapa) ha sostenuto che il Paese dovrebbe adottare, in ultima analisi, un limite di THC dell’1,0% per rendere la produzione nazionale di canapa competitiva a livello internazionale.
Per il momento, il crescente numero di autorizzazioni all’importazione offre uno degli indicatori più chiari di come si stia evolvendo la domanda reale. A prescindere dall’esatta ripartizione tra formulazioni a base di CBD e quelle contenenti THC, la crescita avviene all’interno di un sistema normativo in cui al CBD è stato attribuito un ruolo di particolare rilievo e sempre meglio definito.

