12 Ottobre 2026
https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-negli-usa-la-riclassificazione-si-ferma-ancora/
Gli oppositori ottengono una sospensione per chiedere l’acquisizione di un rapporto sulle procedure federali. Ma il documento non boccia la riforma, che la stessa DEA difende sulla base degli usi medici riconosciuti.
Nuova battuta d’arresto per la riclassificazione federale della cannabis negli Stati Uniti. Il 29 settembre il giudice amministrativo capo della Drug Enforcement Administration (DEA), Derek Julius, ha sospeso il procedimento sul trasferimento della marijuana dalla Schedule I alla Schedule III del Controlled Substances Act. La decisione, raccontata da Marijuana Moment, arriva quando le testimonianze erano già state raccolte e le parti avevano presentato le memorie finali. Si attendeva la raccomandazione del giudice all’amministratore della DEA, cui spetta la determinazione conclusiva.
A ottenere la pausa sono stati l’associazione del settore dei test antidroga NDASA, DUID Victim Voices e il medico Kenneth Finn, tutti contrari alla riclassificazione. Chiedono di inserire nel fascicolo un rapporto del Government Accountability Office (GAO), l’organismo di controllo del Congresso, e di consentire ulteriori memorie sul suo contenuto.
Julius ha sospeso il procedimento in attesa di decidere su questa richiesta. La DEA dovrà rispondere entro il 13 ottobre, con una memoria; le altre parti potranno presentare osservazioni con gli stessi limiti. Il giudice deve quindi stabilire se riaprire gli atti e acquisire il rapporto.mIl documento al centro dello scontro è stato pubblicato dal GAO il 23 settembre. Segnala lacune nella formalizzazione delle procedure: alla DEA mancano policy complete su ruoli, responsabilità e modalità di valutazione delle sostanze; alla Food and Drug Administration (FDA) mancano istruzioni che specifichino come il personale debba condurre le analisi e formulare le raccomandazioni. Il GAO chiede inoltre di aggiornare un accordo di collaborazione fra FDA e National Institutes of Health risalente a oltre quarant’anni fa.
Gli oppositori sostengono che la valutazione favorevole alla riclassificazione possa essere solida soltanto quanto il procedimento che l’ha prodotta. È la loro tesi esclusivamente burocratica, secondo cui le lacune rilevate dal GAO nella struttura solleverebbero dubbi sui risultati delle procedure.
Un elemento politicamente significativo emerge dalle memorie finali riportate da Marijuana Moment: è la stessa DEA a difendere il passaggio alla Schedule III. L’agenzia sostiene che la cannabis non soddisfi più i requisiti della Schedule I, perché possiede un uso medico attualmente riconosciuto negli Stati Uniti e una sicurezza d’impiego accettata sotto supervisione sanitaria.
A sostegno di questa posizione, la DEA cita oltre 30.000 professionisti che trattano più di sei milioni di pazienti in 43 giurisdizioni statunitensi. Richiama inoltre la valutazione scientifica e medica del Dipartimento della Salute, alla quale deve accordare un peso significativo, e sostiene che il profilo di abuso e dipendenza della cannabis sia più coerente con la Schedule III che con le categorie più restrittive. La sua richiesta al giudice è di raccomandare rapidamente il trasferimento.
Il confronto si è svolto fra l’altro con una rappresentanza fortemente sbilanciata. Avevamo già raccontato come, al di fuori del governo, sono stati ammessi come partecipanti designati soltanto soggetti contrari alla riclassificazione. Ai sostenitori è stato risposto che non rientravano nella definizione di parte interessata, perché non sarebbero stati danneggiati dal provvedimento proposto. Un’esclusione contestata dagli attivisti, insieme alla mancata trasmissione in diretta delle udienze.
Va ricordato infine che se la riclassificazione fosse approvata, non significherebbe una legalizzazione federale: cambierebbe il regime di controllo, senza eliminare la cannabis dalle tabelle né istituire un mercato legale nazionale per l’uso adulto.
La vicenda mostra quanto possa essere accidentato persino un cambiamento limitato del sistema proibizionista. Procedure trasparenti e criteri verificabili sono necessari. Ma le carenze amministrative vanno affrontate per migliorare le decisioni pubbliche: non possono essere scambiate, senza ulteriori prove, per una confutazione delle valutazioni scientifiche sugli usi medici della cannabis.

