14 Luglio 2026
Il Manifesto
Leonardo Fiorentini
https://ilmanifesto.it/cannabis-leuropa-alla-prova-del-mercato-legale
In Italia la cannabis evoca paure e pregiudizi, invece in Europa si valutano gli effetti delle sperimentazioni del governo del fenomeno.
La Germania è oggi il più vasto laboratorio europeo sulla regolazione della cannabis. Dal 1° aprile 2024 gli adulti possono coltivarla e detenerla, oltre che partecipare a Cannabis Social Club. Non è consentita la vendita o la cessione gratuita. È dunque una legalizzazione prudente, non commerciale, molto diversa dal modello canadese o da quello di diversi Stati Usa. La prima fase di valutazione ha analizzato mercato, consumi, salute pubblica, criminalità. Il dato più importante riguarda i giovani: tra i 15 e i 17 anni il consumo, già in diminuzione prima della riforma, non risulta aumentato dopo. Anche tra gli adulti non si registra un aumento statisticamente significativo. Non emergono segnali allarmanti né sulla disponibilità percepita né sulla percezione del rischio. La catastrofe annunciata dai proibizionisti, semplicemente, non c’è stata.
La riforma ha invece avuto un effetto immediato: i reati legati alla cannabis sono crollati e circa 100.000 consumatori non sono finiti nel circuito penale o amministrativo. Meno inseguimenti, meno risorse pubbliche sprecate, meno stigma.
Il mercato legale non assorbe ancora tutta la domanda. L’autocoltivazione cresce, l’accesso medico aumenta, ma i club – anche a causa di norme farraginose – sono ancora pochi e distribuiti in modo disomogeneo. Il mercato illegale resta e le reti criminali continuano a operare. Questo non dimostra il fallimento della legalizzazione: mostra piuttosto che una riforma ha bisogno di tempo e canali legali sufficientemente accessibili per togliere spazio all’offerta illegale.
In Svizzera si sono avviate sperimentazioni a Basilea, Losanna, Zurigo, Vernier, Berna, Bienne, Lucerna e in alcuni comuni dei Cantoni di Zurigo, Basilea Campagna e San Gallo. I modelli sono diversi – farmacie, negozi, social club e centri di drug checking – ma tutti soggetti a verifica scientifica. Le prime conclusioni convergono: l’accesso legale non ha fatto aumentare il consumo, la quantità mensile di principio attivo (THC) acquistata è rimasta stabile e non si sono registrati problemi significativi per la sicurezza o l’ordine pubblico. Molti partecipanti hanno abbandonato in tutto o in larga parte il mercato illegale e cresce l’interesse per modi di consumo meno dannosi, come vaporizzatori e oli, oltre che per prodotti con meno THC.
La sperimentazione più matura è quella di Basilea. Dopo tre anni, Weed Care registra una riduzione del consumo problematico e della cannabis fumata con tabacco, mentre la quantità acquistata non è aumentata. Sono diminuiti anche i sintomi depressivi e ansiosi dichiarati dai partecipanti. A Losanna i risultati sono ancora più netti. Il consumo è diminuito in media del 20%, soprattutto fra chi consumava di più. I prodotti sono mediamente meno potenti di quelli illegali. Cann-L copre un quinto del consumo cittadino e avrebbe sottratto due milioni di franchi al mercato nero. A Zurigo si stima in circa 7,5 milioni di franchi il fatturato intercettato. A Vernier la Cannabinothèque si è integrata nel quartiere senza le temute conseguenze sulla sicurezza, mentre in Basilea Campagna l’acquisto illegale si sarebbe dimezzato.
Certo, i partecipanti non rappresentano l’intera popolazione e molti progetti devono ancora subire una valutazione completa. Ma i dati disponibili confermano che governare il mercato è possibile: consente di regolare meglio i consumi, rafforzare l’ordine urbano e la sicurezza e tutelare la salute delle persone. La Svizzera sta ora discutendo una legge nazionale fondata sull’accesso regolamentato, sulla tutela della salute e su un mercato non orientato alla massimizzazione del profitto. Perché lasciare la cannabis nelle mani delle narcomafie resta la scelta più rischiosa.

