3 Giugno 2026
Una commissione del Parlamento europeo ha approvato una proposta di legge che estenderebbe i sussidi agricoli ai coltivatori di fiori di canapa, proprio mentre le normative europee sempre più stringenti sul CBD stanno mettendo a dura prova il mercato che ha reso queste colture così preziose.
In termini pratici, la proposta, contenuta in una relazione della Commissione per lo sviluppo regionale (REGI) del Parlamento europeo, estenderebbe i sussidi per la canapa industriale anche ai fiori di canapa ricchi di CBD, nell’ambito della Politica agricola comune (PAC) dell’UE.
Le colture di canapa, sia da granella che da fibra, beneficiano dei pagamenti della PAC da decenni.
“Parte integrante della pianta”
Valentina Palmisano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che sta guidando i lavori per la modifica della normativa, ha affermato che la nuova norma classificherebbe tutte le parti della pianta di canapa come prodotti agricoli, garantendo maggiore certezza giuridica agli agricoltori e consentendo la commercializzazione dei fiori di canapa “come parte integrante della pianta, senza distinzioni indebite”.
Il rapporto cita risultati scientifici che dimostrano che la canapa industriale non presenta rischi per la salute umana e osserva che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito nel 2020 che il CBD non può essere considerato una sostanza stupefacente e che i prodotti a base di CBD dovrebbero godere della libera circolazione in tutta l’Unione.
Simbolismo
Sebbene la proposta REGI sia significativa perché riorienta i fiori di canapa verso l’agricoltura piuttosto che verso il commercio legato al settore farmaceutico, è improbabile che i soli sussidi siano sufficienti a rilanciare il settore europeo del CBD, indebolito e ancora alle prese con ostacoli ben maggiori legati alla regolamentazione dei nuovi alimenti.
Una ripresa duratura dipenderebbe probabilmente da norme a lungo termine più chiare, da nuovi finanziamenti e dallo sviluppo di sbocchi stabili per i fiori di canapa al di là del mercato del CBD “benessere”, in contrazione, poiché le pressioni strutturali continuano a rimodellare radicalmente il settore dei cannabinoidi della canapa in Europa.
Europa e PAC
L’attuale quadro della PAC si rifà in gran parte al trattamento riservato dall’UE alla canapa nell’ambito delle norme sui sussidi agricoli degli anni ’90. L’UE vincolava l’ammissibilità alle varietà certificate a basso contenuto di THC e ai pagamenti diretti alle aziende agricole. Il limite di THC legato all’ammissibilità ai sussidi era dello 0,3% dal 1976 al 1999, poi è sceso allo 0,2%, per poi tornare allo 0,3% con l’ultima riforma della PAC entrata in vigore nel 2023.
Nell’ambito del programma di sussidi agricoli dell’UE, i pagamenti per ettaro sono generalmente determinati dal Piano strategico della PAC di ciascuno Stato membro e possono variare significativamente a seconda del tipo di terreno, della categoria di pagamento e di altri fattori, inclusi i programmi di incentivi ambientali.
I finanziamenti provengono in gran parte dalle strutture della PAC dell’UE, ma gli Stati membri mantengono flessibilità nell’attuazione, nelle procedure di conformità e nei sostegni nazionali supplementari.
Politica italiana
Il contesto politico delle modifiche alla PAC attualmente in esame è particolarmente delicato in Italia, dove il Movimento 5 Stelle di Palmisano si è opposto alla Primo Ministro Giorgia Meloni e al suo partito di governo Fratelli d’Italia, che ha intrapreso una vera e propria guerra contro la canapa e i cannabinoidi.
Secondo Palmisano, i parlamentari di Fratelli d’Italia hanno presentato degli emendamenti per bloccare questa parte della relazione, ma la proposta è stata respinta in commissione.
L’associazione italiana della canapa Federcanapa ha preso atto dell’approvazione della commissione REGI senza fornire commenti approfonditi.
Primo passo
Il voto della commissione REGI rappresenta solo una fase iniziale del processo legislativo dell’UE per la modifica delle normative vigenti in materia di PAC.
La proposta dovrà ancora seguire ulteriori procedure del Parlamento europeo prima di poter essere sottoposta a negoziati con la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione europea. L’adozione del provvedimento potrebbe richiedere un anno o più, a seconda dei negoziati intermedi e di eventuali emendamenti.

