1 Maggio 2026
Negli Stati Uniti, i pazienti beneficiari del programma Medicare hanno ora accesso ai prodotti a base di cannabidiolo (CBD) grazie a un programma pilota federale di riferimento, che ha contribuito a dare impulso al settore della cannabis.
Sebbene molti investitori abbiano interpretato l’inclusione del CBD in un contesto di cura formale per la prima volta come un segnale di legittimazione medica, per ora il programma rimane strettamente limitato.
In una nota pubblicata la scorsa settimana dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, l’agenzia ha confermato che non applicherà alcune norme che normalmente limiterebbero l’uso dei prodotti a base di CBD, a condizione che vengano utilizzati all’interno di questi programmi e soddisfino specifiche condizioni.
Questa politica si affianca a un’iniziativa dei Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS) che consente agli operatori sanitari che partecipano a programmi selezionati, tra cui ACO REACH e l’Enhancing Oncology Model, di fornire ai pazienti prodotti a base di CBD per un valore massimo di 500 dollari all’anno. Questi prodotti possono essere forniti direttamente ai pazienti durante le cure, senza che questi debbano acquistarli autonomamente.
Ciò ha già spinto diversi produttori a contendersi l’inclusione dei propri prodotti nei programmi limitati, e si prevede un’ulteriore espansione del programma nei prossimi mesi.
Limitato, ma un punto di riferimento
Nella sua nota informativa “Prodotti a base di cannabidiolo derivati dalla canapa nei modelli di ricerca medica”, la FDA dichiara di non avere intenzione di applicare le sezioni 502(f)(1) e 505 del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act ai prodotti a base di CBD derivati dalla canapa, se forniti ai beneficiari di Medicare nell’ambito dei programmi del Titolo XVIII.
La politica si applica ai prodotti somministrati per via orale sotto la supervisione di un medico, nell’ambito di un percorso di cura più ampio.
Fa seguito all’Ordine Esecutivo 14370, firmato nel dicembre 2025, che ha incaricato le agenzie federali di ampliare la ricerca ed esplorare le modalità di accesso ai prodotti derivati dalla cannabis.
È importante sottolineare che Medicare non copre i costi. I fornitori devono pagare i prodotti e i pazienti non sono tenuti a presentare richieste di rimborso. In pratica, ciò significa che alcuni pazienti possono ricevere il CBD gratuitamente, ma non rientra nella copertura standard di Medicare.
Inoltre, sono consentiti solo determinati tipi di prodotti. Devono essere derivati dalla canapa, rispettare i limiti federali di THC e non possono essere inalati. Le norme sono concepite per mantenere il programma strettamente controllato, consentendo al contempo a ricercatori e fornitori di testare il potenziale utilizzo del CBD in ambito sanitario.
Questa iniziativa si inserisce nel contesto dei lavori in corso da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi su normative più ampie relative al CBD. A marzo, la FDA ha presentato alla Casa Bianca una bozza di politica sulla regolamentazione del CBD, da sottoporre all’Ufficio per l’Informazione e gli Affari Regolamentari, ma i dettagli completi non sono ancora stati resi pubblici.
Allo stesso tempo, a novembre 2026 entreranno in vigore nuove norme federali sulla canapa, che inaspriranno i limiti relativi al THC. Tali modifiche potrebbero ridurre il numero di prodotti a base di CBD conformi alla legge federale, con possibili ripercussioni sull’utilizzo previsto dal programma.

