Giovani, droghe e città: governare i fenomeni, non reprimere le persone

7 Luglio 2026

Redazione

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In occasione del 26 giugno, la Società Civile ha presentato alle amministrazioni locali proposte concrete per politiche giovanili fondate su salute, diritti, partecipazione e riduzione del danno.

Le città possono diventare il luogo nel quale sperimentare politiche sulle droghe più efficaci, pragmatiche e rispettose dei diritti. È questo il messaggio rivolto alle municipalità che aderiscono a ELIDE, la Rete degli enti locali per una politica innovativa sulle droghe, in occasione della giornata del 26 giugno.

Le organizzazioni e le reti della società civile che sostengono ELIDE propongono alle amministrazioni locali un’agenda dedicata soprattutto alle giovani generazioni: alla promozione della loro salute e sicurezza, alla limitazione dei rischi legati alla sperimentazione e all’uso di sostanze e alla costruzione di politiche capaci di ascoltare, anziché punire.

Il primo terreno di intervento è quello dell’educazione. Alle campagne fondate sulla paura, sull’astinenza come unico obiettivo e sull’idea che le persone siano inevitabilmente impotenti di fronte alle droghe, la lettera contrappone una drug education basata sulla realtà. Informazioni corrette, capacità di scelta, consapevolezza dei rischi e strumenti per tutelare la propria salute devono entrare nei progetti comunali, nell’educativa di strada e nelle scuole.

Un secondo ambito riguarda i contesti del divertimento e della vita notturna. Gli interventi di limitazione dei rischi e riduzione del danno non possono più essere affidati a progetti episodici e precari. Devono diventare servizi stabili, presenti nei luoghi dell’aggregazione, dello spettacolo e del divertimento, con spazi di decompressione, chill out, servizi di prossimità e accesso continuativo al drug checking.

Per governare la notte non servono soltanto ordinanze e divieti. Servono sedi permanenti di confronto tra amministrazioni, servizi, organizzatori, operatori, realtà sociali e persone che frequentano quei contesti: consulte, consigli della notte o figure capaci di coordinare politiche urbane inclusive e partecipate.

La lettera critica apertamente il ricorso ai DASPO urbani e alle cosiddette zone rosse. Misure che colpiscono soprattutto le persone giovani, limitano la libertà di circolazione e allontanano dai luoghi pubblici proprio chi avrebbe maggiore bisogno di essere raggiunto dai servizi. La sicurezza non può essere costruita attraverso l’espulsione e l’invisibilizzazione, ma attraverso la mediazione sociale, la presenza educativa e la cura delle relazioni.

Alle città viene inoltre chiesto di mettere a disposizione spazi per l’aggregazione giovanile autonoma. La criminalizzazione degli eventi informali introdotta dal cosiddetto decreto rave ha ristretto ulteriormente gli spazi culturali indipendenti e non commerciali, spingendo molte esperienze verso la clandestinità. Rendere disponibili luoghi accessibili e non criminalizzati significa invece creare condizioni più sicure, nelle quali possano svilupparsi pratiche di autoregolazione, supporto tra pari e riduzione dei rischi.

Nessuna politica rivolta alle giovani generazioni può infine essere costruita senza la loro partecipazione. Per questo si chiede alle amministrazioni di coinvolgere stabilmente ragazze e ragazzi, comprese le persone che usano sostanze, nei processi decisionali che riguardano la loro salute, le loro libertà e le loro culture.

La lettera pone anche due questioni politiche di portata nazionale. La prima è il superamento dell’articolo 75 del Testo unico sulle droghe e delle sanzioni amministrative per il possesso destinato all’uso personale. Sanzioni che colpiscono soprattutto giovani e minorenni, in particolare per la cannabis, senza dimostrare efficacia nel contenere i consumi e producendo invece percorsi di stigmatizzazione, istituzionalizzazione e patologizzazione.

La seconda riguarda la regolazione legale della cannabis. Seguendo il confronto già aperto in numerose città europee, le amministrazioni italiane possono promuovere un dibattito pubblico fondato sui dati e sulle evidenze, capace di valutare la regolazione come strumento per ridurre i danni della criminalizzazione e rendere più sicuri e controllabili i consumi.

Mentre il governo nazionale continua a proporre tolleranza zero, campagne moralistiche e nuove misure punitive, le città possono imboccare un’altra strada. Quella della conoscenza, della prossimità, della partecipazione e del governo sociale dei fenomeni. Una politica sulle droghe che non abbandoni i giovani alla repressione, ma riconosca le loro competenze e il loro diritto alla salute.

Giovani e droghe, la sicurezza non è repressione

26 Giugno 2026

Redazione

https://www.fuoriluogo.it/forum_droghe/comunicati_stampa/giovani-e-droghe-la-sicurezza-non-e-repressione/

Per il 26 giugno 2026 – Giornata internazionale Support! Don’t Punish 5 proposte e 2 battaglie normative per mettere le giovani generazioni in sicurezza.

COMUNICATO STAMPA 
26 giugno 2026 – Giornata internazionale Support! Don’t Punish
Giovani e droghe, la sicurezza non è repressione. 
5 proposte e 2 battaglie normative per ‘metterlə in sicurezza’

Educazione basata sulla realtà, riduzione del danno, spazi di aggregazione, partecipazione e politiche urbane non punitive. La Rete nazionale delle associazioni per la riforma delle politiche sulle droghe presenta alle città della Rete ELIDE cinque proposte concrete e rilancia due obiettivi: abolire le sanzioni per l’uso personale e regolare legalmente la cannabis.

In occasione della Giornata internazionale Support. Don’t Punish, le quindici organizzazioni della Rete nazionale per la riforma delle politiche sulle droghe chiedono di invertire con urgenza la rotta seguita dal governo nei confronti dei consumi giovanili. Alle campagne allarmistiche, alla disinformazione e alla retorica della “guerra alla droga” rilanciata dal sottosegretario Alfredo Mantovano durante la presentazione della Relazione annuale al Parlamento, le associazioni contrappongono politiche fondate sui dati, sulla tutela della salute e sulla capacità delle persone giovani di compiere scelte informate. La rappresentazione governativa confonde deliberatamente uso e dipendenza e descrive come un’emergenza un fenomeno che, secondo gli stessi dati disponibili, appare in larga parte stabile e caratterizzato prevalentemente da consumi sperimentali, occasionali o comunque non problematici. La guerra alla droga continua così a essere combattuta sulla pelle dei ragazzi e delle ragazze. Per cambiare direzione, le associazioni indicano cinque proposte rivolte alle città e due battaglie di riforma nazionale.

Il documento è indirizzato innanzitutto a ELIDE – Rete degli enti locali per una politica innovativa sulle droghe, che quest’anno dedica proprio alle politiche giovanili le iniziative del 26 giugno. Le amministrazioni comunali hanno competenze decisive nella promozione della salute, nelle politiche giovanili, nella prevenzione, nell’educazione e nella gestione degli spazi pubblici. Possono dunque trasformare le città in luoghi capaci di produrre davvero salute e sicurezza, invece di esclusione e repressione.

Cinque proposte per città più sicure

  1. Un’educazione sulle droghe basata sulla realtà. La drug education non può limitarsi a imporre l’astinenza o a ripetere lo slogan “dici no alla droga”. Deve fornire ad adolescenti e giovani informazioni corrette, strumenti di consapevolezza e competenze utili a ridurre i rischi, anche quando sperimentano o utilizzano sostanze. Susanna Ronconi, Forum Droghe, dichiara: «L’appello retorico a dire “no” lascia senza strumenti proprio quel terzo di ragazze e ragazzi che sperimenta o usa sostanze. Il governo dice loro che contro la droga non possono difendersi e li rende inermi. Noi diciamo invece che possono informarsi, limitare i rischi, tutelarsi ed evitare il passaggio a modalità di consumo dannose. Questa è sicurezza: rendere le persone capaci di scegliere e offrire loro contesti più sicuri».
  2. Riduzione del danno nei luoghi del divertimento. Le città devono costruire un sistema stabile di interventi di limitazione dei rischi e riduzione del danno nei contesti della notte, negli eventi auto-organizzati, nei locali commerciali e negli spazi associativi. Servono servizi di prossimità, educativa di strada, spazi di chill out, presìdi a bassa soglia e accesso continuativo al drug checking per l’analisi delle sostanze. Interventi che non possono più dipendere da progetti occasionali e precari, ma devono entrare stabilmente nelle politiche urbane e sanitarie. Pino Di Pino, ITARDD – Rete italiana degli operatori della riduzione del danno, afferma: «La riduzione del danno è fondamentale anche per le persone giovani, alle quali viene sempre detto soltanto ciò che non devono fare. Questo approccio parte invece da ciò che sanno e possono fare per proteggere il proprio benessere e la propria salute».
  3. Politiche urbane alternative a DASPO e zone rosse. DASPO urbani, zone rosse e ordinanze securitarie non mettono in sicurezza i giovani: li isolano, li espellono dagli spazi pubblici e rendono più difficile il lavoro di contatto, prevenzione, mediazione sociale e riduzione del danno. Le associazioni chiedono alle amministrazioni di liberare le politiche urbane dalla logica della tolleranza zero e di investire nel dialogo, nei servizi territoriali e nella gestione sociale dei conflitti.
  4. Spazi per l’aggregazione giovanile. Le città devono individuare e mettere a disposizione aree urbane e suburbane per l’aggregazione giovanile auto-organizzata, senza criminalizzarla e favorendo la sicurezza attraverso il coinvolgimento delle équipe professionali del servizio pubblico e del Terzo settore. Devono inoltre opporsi alle misure repressive introdotte dal cosiddetto decreto rave del 2022, che ha ristretto ulteriormente gli spazi culturali, musicali e sociali indipendenti e non commerciali. Caterina Pozzi, presidente del CNCA – Coordinamento nazionale comunità accoglienti, sottolinea: «È necessario rafforzare gli interventi di riduzione del danno e dei rischi, l’educativa di strada e la messa in sicurezza dei contesti del divertimento attraverso percorsi partecipati che coinvolgano innanzitutto i giovani e le giovani, insieme alle istituzioni, ai servizi e al territorio».
  5. Partecipazione reale dei giovani. Le politiche che incidono sulla salute, sulle libertà e sulle culture giovanili devono essere costruite con la partecipazione diretta delle persone interessate, comprese quelle che usano sostanze. Le amministrazioni devono attivare processi decisionali strutturati, stabili, trasparenti e inclusivi, superando l’idea che ragazzi e ragazze siano soltanto destinatari passivi di divieti e prescrizioni. Carlo Testini, presidente nazionale ARCI, dichiara: «Le politiche stigmatizzanti e proibizioniste sulle droghe sono un disastro. Non migliorano le condizioni di vita e di salute e contribuiscono a riempire le carceri senza costruire reali percorsi sociali. I giovani vogliono decidere del proprio presente e del proprio futuro: bisogna coinvolgerli davvero, informare senza pregiudizi, sostenere l’auto-organizzazione e attivare strumenti di tutela della salute e dei diritti».

Due battaglie per la sicurezza e i diritti

  1. Abolire le sanzioni amministrative per l’uso personale. Nel 2025 sono state effettuate 188 segnalazioni alle Prefetture ai sensi dell’articolo 75 del DPR 309/1990. In 12.062 casi è stata applicata una sanzione amministrativa che ha inciso sull’autonomia e sui diritti delle persone coinvolte. A essere colpiti sono soprattutto giovani consumatori di cannabis. Tra le persone segnalate figurano anche 3.564 minorenni, inseriti in un percorso repressivo e patologizzante persino in presenza di consumi sperimentali o occasionali. Le sanzioni non hanno dimostrato alcuna efficacia concreta sul piano della salute o della sicurezza. A fronte di oltre dodicimila provvedimenti sanzionatori, soltanto in 412 casi è seguito un programma sociosanitario. Il rapporto tra costi e benefici è dunque evidente: le sanzioni amministrative non prevengono i consumi, ma producono stigma, limitazioni e danni. Devono essere abolite. Le città della Rete ELIDE possono sostenere questa battaglia e contribuire a promuovere una riforma complessiva del DPR 309/1990.
  2. Regolare legalmente la cannabis. Le associazioni invitano inoltre ELIDE, in sintonia con le principali città e capitali europee, a promuovere un dibattito pubblico basato sui dati e sulle evidenze in merito alla regolazione legale della cannabis. Il 97,1% dei minorenni segnalati lo è per cannabis. Sono dunque soprattutto le giovani generazioni a pagare il prezzo della criminalizzazione. La regolazione legale permetterebbe un maggiore controllo sulla qualità, sulla quantità, sulla composizione e sul prezzo delle sostanze, sottraendo risorse ai mercati criminali e riducendo i rischi per la salute. Anche questa è una battaglia per la sicurezza: non la sicurezza costruita attraverso la paura e la punizione, ma quella fondata sulla conoscenza, sulla responsabilità, sui diritti e sulla tutela della salute.

Il testo integrale delle raccomandazioni è disponibile quiwww.fuoriluogo.it/giovani

Le organizzazioni firmatarie

Associazione Luca Coscioni, Antigone, ARCI, CGIL, CNCA – Coordinamento nazionale comunità accoglienti, COBS – Coordinamento operatori bassa soglia Piemonte, Comunità San Benedetto al Porto, Forum Droghe, Gruppo Abele, ITARDD, L’Isola di Arran, La Società della Ragione, LILA, Meglio Legale, Motiva.