Come le suore della cannabis hanno contribuito a plasmare il kolossal vincitore dell’Oscar di Paul Thomas Anderson

31 Marzo 2026

Hernán Panessi

https://hightimes.com/grow/one-battle-after-another-paul-thomas-anderson-dicaprio-weed-nuns/

Quando il celebre regista statunitense Paul Thomas Anderson e la scenografa Florencia Martin visitarono la fattoria delle Sisters of the Valley nella Central Valley californiana, ne rimasero sbalorditi. Stavano cercando location e ispirazione per il loro nuovo film, e quel lavoro, la vegetazione lussureggiante, quei paesaggi aperti, quelle montagne lontane… tutta quella magia senza tempo rimase impressa nella loro memoria.

“La connessione è stata molto spontanea”, ammette senza esitazione Suor Karina, nel contesto della rinnovata attenzione mediatica riservata a “One Battle After Another”, il film con Leonardo DiCaprio che ha appena vinto sei Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Suor Karina faceva parte delle Sisters of the Valley e ora è membro delle Sisters of New York, un’organizzazione separata senza alcuna affiliazione o relazione diretta con le Sisters of the Valley.

Chi sono dunque le Sisters of the Valley? Essenzialmente, una comunità internazionale di donne (e alleate) unite da un obiettivo comune: difendere la sovranità femminile, onorare la spiritualità e proteggere la pianta di cannabis come medicina sacra. Sostengono che non si tratti di un ordine religioso tradizionale, bensì di un movimento spirituale indipendente con una propria tradizione che, a loro dire, “precede le strutture religiose convenzionali”.

PTA conosceva già il lavoro delle Suore della Valle e ne rispettava l’impatto culturale. Tuttavia, sia Anderson che le Suore della Valle sapevano che la fattoria non era adatta alle riprese di una produzione di questo tipo, ma continuarono a dialogare e a rimanere in contatto. C’era “qualcosa” che lo attraeva verso le Suore… Alla fine, furono invitate a partecipare alle riprese, a portare i loro elementi rituali e a far parte del cast che appare nelle scene girate al La Purísima Mission State Historic Park nella contea di Santa Barbara.

“È un sito storico con architettura coloniale e ampi spazi, che ci ha permesso di creare un set cinematografico di grandi dimensioni senza perdere quella sensazione terrena e spirituale che caratterizza i nostri luoghi. Sebbene siano luoghi diversi, condividono un’energia simile”, spiega Suor Karina, che all’epoca si occupava di comunicazione strategica, direzione creativa, espansione del marchio e visione culturale delle Suore della Valle.

“Fin dall’inizio, c’è stato un dialogo di ammirazione e rispetto per il nostro lavoro e per una cultura viva che si è sviluppata in dieci anni dalla nostra fondazione. E questo ora si riflette, seppur in forma romanzata, sul grande schermo”, afferma con orgoglio Suor Karina a proposito del suo contributo al film. Infatti, la presenza delle “Sorelle del Castoro Coraggioso”, che fanno parte della trama del film, è direttamente ispirata alle Suore della Valle. “Eravamo fisicamente sul set, recitavamo e diventavamo parte integrante dell’ambiente vivo che circonda la storia”.

In questo senso, il team artistico e di produzione è stato estremamente attento e meticoloso nella costruzione dello spazio. «Molti dettagli e scene che non sono stati inclusi nel montaggio finale non sono direttamente visibili sullo schermo, ma si percepiscono distintamente nel mondo costruito con tanta cura, tanto da farci sentire come se fossimo in un ambiente familiare. Il modo in cui gli elementi sono stati disposti ha contribuito a evocare la stessa energia che proviamo nella nostra fattoria, amplificata però per lo schermo», riconosce Suor Karina.

In “One Battle After Another”, una favola in cui un rivoluzionario caduto in disgrazia vive in uno stato di paranoia e deve affrontare il suo nemico giurato mentre cerca la figlia scomparsa, la cannabis emerge non solo come elemento visivo, ma come presenza viva. Qui, la natura ribelle e l’attivismo iniziano ad abbattere le barriere. È lì, quindi, che le Sisters of the Valley si sentono veramente a casa. “Ciò che apprezziamo di più è il modo in cui Paul Thomas Anderson intreccia organicamente la presenza della cannabis nella storia. Non come un espediente, ma con la stessa riverenza con cui ci relazioniamo ad essa, come parte di un ecosistema e di una comunità viventi”, sottolinea l’attivista.

Naturalmente, per le Sisters of the Valley, spiritualità e pianta sono profondamente intrecciate. Il loro utilizzo di cannabis (tra cui unguenti, gocce e capsule) è “un’offerta di connessione, guarigione e radicamento”. Affermano con fermezza: “È una pianta sacra che ha accompagnato l’umanità per secoli come strumento di connessione, guarigione ed espansione della coscienza”.

Ogni fase, dalla semina al raccolto, è permeata dalle loro preghiere, dai loro canti e dalle loro intenzioni di guarigione. La riverenza con cui coltivano e preparano la loro medicina non è un gesto simbolico: è un impegno profondo e reale che prendono molto sul serio. “La nostra pratica spirituale non è un’estetica o una moda: è il cuore della nostra comunità. Ogni cerimonia, ogni semina, ogni raccolto e ogni preparazione della nostra medicina è guidata dai cicli lunari naturali e da un profondo rispetto per Madre Terra.”

Per tutti questi motivi, vedersi ritratte nel film di Anderson è diventata “un’esperienza profondamente importante”. Suor Karina osserva che Anderson le ha messe sotto i riflettori “con grande amore e grazia”, ​​soprattutto nella scena in cui il Colonnello Lockjaw, interpretato dal premio Oscar Sean Penn, arriva sui monti Chupa Cabra alla ricerca di Willa, la figlia di DiCaprio, e mentre interroga un operaio, l’uomo gli dice che dietro quelle montagne c’è “un gruppo di suore che coltivano marijuana”. Non preoccuparti, non è uno spoiler, solo un indizio.

«Non potevamo essere in mani migliori. Questo cenno nel film è quasi una ricompensa simbolica per essere sopravvissute per dieci anni in un ambiente in continua evoluzione che, molte volte, ha cercato di annientarci. Per noi è un onore che la nostra esistenza abbia ispirato un universo cinematografico che apre il dialogo. Vederlo riflesso in qualche modo in un’opera di questo calibro è stato un momento davvero significativo.»

Riguardo al loro rapporto con PTA – ora regista premio Oscar di “One Battle After Another”, con una superba filmografia che include “Boogie Nights”, “Magnolia” e “Licorice Pizza” – le Sisters of the Valley sono profondamente grate e sperano che il loro legame continui a fiorire. «Per noi, questo gesto significa molto più di una semplice apparizione sullo schermo: è un riconoscimento simbolico di una storia di resistenza, autonomia e fede in ciò che facciamo», afferma Suor Karina.

Nel frattempo, questa è la prima apparizione delle attiviste in un film di livello hollywoodiano. Avevano partecipato a diversi documentari, tra cui “Breaking Habits”, diretto dal regista britannico Rob Ryan, che racconta la genesi del loro movimento attraverso la storia di Suor Kate, la fondatrice, e il percorso che l’ha portata a crearlo.

Ora, sperano di capitalizzare tutto lo slancio generato da “One Battle After Another”, poiché la loro visibilità “è” il loro attivismo. “Non siamo le solite suore. Boom! Non ci preoccupiamo dell’attenzione dei media, perché è uno strumento che usiamo specificamente per difendere e amplificare la voce della pianta, ricordando a tutti il ​​sacro legame che condividiamo come esseri viventi.”

E, tra luci, pubblicità e attenzione mediatica, sperano che il pubblico esca dalla sala divertito e che, così facendo, questa esperienza diventi un’occasione per far conoscere a più persone il loro lavoro e, in particolare, la ragione della loro esistenza. «Vogliamo che la gente capisca che questa lotta non è solo per la pianta, ma per un cambiamento di coscienza. Vogliamo che si sappia che la nostra voce è collettiva, ancestrale e profondamente umana», conclude Suor Karina.