3 Settembre 2026
https://hightimes.com/news/cannabis-in-germany-club-licenses-stall-while-medical-access-shrinks/
In Germania sono pervenute quasi 900 domande di autorizzazione per associazioni di coltivazione di cannabis, ma solo poco più della metà è stata approvata, poiché i club si trovano ad affrontare difficoltà legate alle licenze, alle normative sull’ubicazione, al rischio finanziario e all’applicazione incoerente delle stesse. Allo stesso tempo, i pazienti che utilizzano cannabis terapeutica si trovano ad affrontare nuove restrizioni sui rimborsi che potrebbero costringere decine di migliaia di persone a pagare di tasca propria, a cambiare trattamento o a contestare le riforme in tribunale.
Il panorama tedesco della cannabis è in continua evoluzione. Le autorità locali hanno già ricevuto 896 richieste di autorizzazione per la creazione di associazioni di coltivazione di cannabis per adulti. Di queste, solo 455 sono state approvate, secondo i dati raccolti dall’Associazione Federale dei Coltivatori di Cannabis Tedeschi (BCAv) e condivisi da International CBC.
In altre parole, poco più della metà delle richieste presentate ha superato con successo l’iter di autorizzazione. Il dato conferma il crescente interesse per questo modello, ma evidenzia anche il divario tra la costituzione di un’associazione, l’ottenimento di una licenza e l’effettivo inizio della produzione legale.
Le associazioni di coltivazione – spesso chiamate cannabis social club – hanno iniziato a presentare domanda di autorizzazione il 1° luglio 2024, tre mesi dopo l’entrata in vigore della prima fase della legge tedesca sulla cannabis. A differenza di un dispensario o di un negozio al dettaglio, si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro che coltivano collettivamente cannabis per rifornire i propri membri adulti.
La legge consente a ciascuna associazione di avere fino a 500 membri, che devono avere almeno 18 anni e risiedere in Germania da almeno sei mesi. L’iscrizione al club deve durare almeno tre mesi, una misura pensata per prevenire il cosiddetto “turismo della cannabis”.
La cannabis è legale, ma non ci sono negozi e non è consentito il consumo in loco
Il modello tedesco presenta diverse caratteristiche distintive. I club possono coltivare e distribuire cannabis ai propri membri, ma non possono venderla al pubblico, spedirla per posta o operare come attività commerciali. Il consumo è inoltre vietato nei locali del club.
Ogni membro può ricevere fino a 25 grammi al giorno e 50 grammi al mese. Per i membri di età compresa tra i 18 e i 21 anni, il limite mensile è ridotto a 30 grammi e il contenuto di THC del prodotto non può superare il 10%. La cannabis deve essere consegnata di persona, previa verifica dell’età e dell’iscrizione al club.
Le associazioni devono inoltre monitorare le scorte, documentare la coltivazione e la distribuzione, garantire la tracciabilità del prodotto e comunicare periodicamente i livelli delle scorte alle autorità. La cannabis deve essere consegnata in confezioni neutre, accompagnata da informazioni su peso, varietà, data di raccolta, livelli medi di THC e CBD e potenziali rischi associati all’uso.
Prima di arrivare a questo punto, tuttavia, i gruppi interessati devono seguire una procedura di autorizzazione che può includere controlli dei precedenti penali, piani di sicurezza, tutela dei minori, prevenzione, stoccaggio e controllo degli accessi.
Trovare una posizione adatta non è affatto semplice. La legge stabilisce che le strutture devono essere situate ad almeno 200 metri da scuole, centri giovanili e parchi giochi. Inoltre, terreni o edifici destinati alla coltivazione non possono far parte di un’abitazione privata.
È importante notare che l’applicazione di queste norme varia da uno stato federale all’altro in Germania. La stessa BCAv ha evidenziato che alcuni club incontrano difficoltà nell’ottenere i permessi di costruzione e di utilizzo, anche quando intendono operare in zone industriali. La mancanza di criteri uniformi e le diverse interpretazioni delle normative possono ritardare o addirittura bloccare progetti che avevano già avviato investimenti e pianificazioni.
Otto ostacoli a un modello che mira a sostituire il mercato illecito
Le difficoltà non si limitano alle statistiche ufficiali. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Aarhus, pubblicato sull’International Journal of Drug Policy, ha analizzato come gli oneri amministrativi ostacolino le prime fasi di creazione delle associazioni tedesche.
I ricercatori hanno combinato le risposte a un sondaggio condotto su 32 associazioni con sette interviste semi-strutturate ai loro rappresentanti. Sulla base di questo lavoro, hanno identificato otto sfide principali:
• la necessità di una persona estremamente motivata che porti avanti il progetto
• rischi finanziari
• la difficoltà di trovare strutture adeguate
• l’ottenimento di una licenza
• la terminologia legale poco chiara
• la regola dei 200 metri
• il divieto di consumo all’interno del club
• lo stigma sociale.
Il primo punto è particolarmente significativo. Sebbene i club dovrebbero essere organizzazioni senza scopo di lucro e non entità commerciali, la loro creazione dipende spesso da una sola persona disposta a investire tempo, denaro ed energie per mesi, senza alcuna garanzia di ottenere un permesso. I costi iniziali possono includere affitto, consulenza legale, attrezzature, sistemi di sicurezza e ristrutturazioni dell’edificio, ben prima del primo raccolto.
Secondo i ricercatori, questi ostacoli potrebbero limitare la capacità delle associazioni di raggiungere tre degli obiettivi dichiarati della riforma: ridurre i rischi, proteggere i giovani e contrastare in parte il mercato illecito.
Se solo i gruppi con capitali sufficienti, conoscenze giuridiche e la tenacia necessaria per districarsi nella burocrazia riusciranno ad accedere al sistema, il modello rischia di rimanere troppo limitato per fornire un’alternativa legale significativa.
Anche il sistema sanitario pubblico tedesco si trova ad affrontare degli ostacoli
Inoltre, l’inasprimento delle normative non si limita alle associazioni per uso ricreativo. Recentemente, il sistema sanitario pubblico tedesco ha smesso di rimborsare il costo del trattamento con infiorescenze di cannabis terapeutica. Il provvedimento è entrato in vigore senza un periodo transitorio, anche per i pazienti il cui trattamento era già stato approvato e in corso.
La modifica non impedisce ai medici di continuare a prescrivere le infiorescenze né ai pazienti di acquistarle in farmacia. Ciò che elimina è la copertura da parte dell’assicurazione sanitaria pubblica, quindi coloro che desiderano continuare il trattamento dovranno pagarlo di tasca propria, cambiare terapia o cercare di ottenere un’esenzione.
La riforma inasprisce anche le norme di rimborso per gli estratti di cannabis, il dronabinol e il nabilone. Per iniziare uno di questi trattamenti, i pazienti dovranno, nella maggior parte dei casi, sottoporsi a una prova di sei mesi con un medicinale a base di cannabis approvato. Il problema, secondo medici e organizzazioni di settore, è che questi prodotti sono approvati per indicazioni molto specifiche e non sono sostituti adeguati per molte delle patologie attualmente trattate con la cannabis.
L’Associazione federale delle aziende farmaceutiche produttrici di cannabinoidi (BPC) stima che circa 65.000 pazienti in cura potrebbero essere interessati dal provvedimento. Le organizzazioni avvertono inoltre che in Germania non esiste alcun prodotto medicinale inalabile approvato che possa sostituire direttamente i fiori di cannabis per i pazienti che necessitano di un effetto rapido, inclusi alcuni in cure palliative.
Con l’entrata in vigore del provvedimento, diversi gruppi hanno iniziato a cercare di ribaltarlo per via giudiziaria. L’Associazione per la Cannabis come Medicina (ACM) ha annunciato che presenterà un ricorso costituzionale alla Corte costituzionale federale, sostenendo che la legge si basa sul presupposto errato che tutti i farmaci derivati dalla cannabis siano intercambiabili. L’Associazione tedesca della canapa (DHV) ha dichiarato che sosterrà l’iniziativa.
Il provvedimento non riguarda direttamente i club, che operano al di fuori del sistema sanitario e non possono fornire cannabis su prescrizione medica né sostituire le cure farmaceutiche. Tuttavia, contribuisce a illustrare l’attuale panorama normativo tedesco: mentre il Paese autorizza le associazioni di comunità per adulti, impone nuove barriere economiche e amministrative ai pazienti che utilizzano la cannabis a scopo terapeutico.
In entrambi i casi, emerge una tensione simile. La legge riconosce vie legali di accesso, ma la burocrazia, i costi e i requisiti necessari per utilizzarle possono comunque renderle inaccessibili a una parte della popolazione.
La Germania ha creato un percorso legale e comunitario per l’accesso alla cannabis, ma trasformare questa possibilità sulla carta in club pienamente operativi si sta rivelando molto più difficile del semplice presentare una domanda. Allo stesso tempo, la perdita della copertura per la cannabis terapeutica in fiore dimostra che il passaggio della Germania verso un accesso più ampio non è né lineare né ugualmente vantaggioso per tutti coloro che ne fanno uso.

