Brasile: esperti di 31 istituzioni propongono un quadro normativo per l’uso medicinale della cannabis

30 Agosto 2025

tote nunes

https://jornal.unicamp.br/en/noticias/2025/08/18/especialistas-de-31-instituicoes-propoem-marco-regulatorio-para-uso-medicinal-da-cannabis/

Esperti di 31 istituti accademici e di ricerca brasiliani hanno appena completato uno studio che ha identificato, mappato e sistematizzato le principali sfide che limitano il progresso della ricerca sull’uso medicinale della cannabis in Brasile.

Il gruppo ha identificato quelli che ha definito sette “ostacoli critici” che ostacolano sia la ricerca di base che quella applicata – in ambito clinico, farmaceutico, veterinario, agronomico e altri – e che compromettono l’efficacia degli studi, la competitività internazionale dei brasiliani e il consolidamento del Paese come centro di eccellenza nel settore.

Lo studio propone soluzioni concrete per supportare l’Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa) e il Ministero della Salute nello sviluppo di un quadro normativo completo e operativamente efficiente per la conduzione della ricerca in questo campo.

Lo studio è stato sviluppato con il contributo di 132 ricercatori provenienti da istituzioni come la Corporazione Brasiliana per la Ricerca Agricola (Embrapa), la Società Brasiliana per il Progresso della Scienza (SBPC) e università pubbliche federali e statali, tramite un sondaggio elettronico. Gli intervistati hanno identificato un totale di 481 problemi e/o ostacoli alla conduzione della ricerca sulla cannabis. Questi problemi sono stati analizzati, raggruppati e categorizzati in sette aree tematiche.

Le sfide limitano il progresso della ricerca sull’uso medicinale della cannabis in Brasile

Il primo ostacolo, secondo la nota tecnica, è rappresentato dai processi di autorizzazione alla ricerca, caratterizzati da lentezza, soggettività, oneri burocratici sproporzionati e richieste sovrapposte da parte di più enti, tra cui Anvisa, il Ministero dell’Agricoltura, dell’Allevamento e dell’Approvvigionamento, il Ministero della Salute, la Polizia Federale e diverse commissioni interne, una situazione che, secondo lo studio, genera incertezza giuridica.

Pertanto, i ricercatori chiedono l’implementazione di un sistema di licenze integrato che coinvolga queste agenzie, con regole armonizzate e un unico processo. Inoltre, sostengono la concessione di autorizzazioni globali alle istituzioni scientifiche e tecnologiche (TIC), come università e centri di ricerca, con periodi di validità più lunghi (ad esempio, cinque anni), in sostituzione dell’attuale sistema di approvazione dei singoli progetti.

Il secondo ostacolo, secondo gli esperti, è la dipendenza dalle importazioni e l’accesso limitato a input standardizzati, come standard di riferimento, cannabinoidi purificati, kit di analisi genetica, estratti, semi e cultivar. Questo, affermano, limita l’autonomia nazionale e aumenta i costi.

Pertanto, il gruppo chiede flessibilità nell’acquisizione e nella gestione, da parte delle ICT, di sostanze cannabinoidi e standard analitici, essenziali per la convalida del metodo e il controllo di qualità.

Il terzo problema, secondo lo studio, risiede nelle restrizioni alla coltivazione a fini scientifici e nei limiti arbitrari di THC. Gli esperti ritengono che la mancanza di autonomia istituzionale per la coltivazione e l’accesso al patrimonio genetico comprometta la riproducibilità e il controllo di qualità, oltre a inibire la conduzione di esperimenti con colture in diverse condizioni ambientali.

Professor Priscila Mazzola (FCF): soluzioni concrete

Gli studiosi chiedono l’istituzione di normative chiare sulla coltivazione a scopo di ricerca, che consentano diversi metodi di coltivazione (serre, aree schermate, campi e vitro). Inoltre, sostengono che sia consentita l’autonomia istituzionale in modo che ogni ICT possa definire il metodo di coltivazione più appropriato per la propria ricerca. Queste restrizioni, afferma lo studio, creano un ostacolo che impedisce studi comparativi e protocolli riproducibili.

Gli esperti indicano inoltre la burocrazia che coinvolge il flusso di materiali tra istituzioni e le incertezze relative all’uso di coprodotti e derivati ​​nella ricerca come quinto ostacolo tecnico, e le difficoltà nella collaborazione interistituzionale come sesto. Affermano che questi ostacoli logistici compromettono lo sviluppo di filiere produttive sostenibili.

Infine, sostengono che la mancanza di protocolli chiari per la ricerca sugli animali da allevamento ostacola i progressi in settori come le scienze veterinarie e agrarie. Secondo gli esperti, la mancanza di protocolli standardizzati rende impossibile generare dati coerenti su dosaggi sicuri, tempi di sospensione ed efficacia zootecnica, tutti elementi essenziali per lo sviluppo di prodotti veterinari.

Per la professoressa Priscila Mazzola della Facoltà di Scienze Farmaceutiche (FCF) dell’Unicamp, che ha partecipato allo studio, la nota tecnica “è estremamente rilevante per il progresso scientifico e tecnologico in Brasile”. Secondo Mazzola, lo studio evidenzia i principali ostacoli incontrati dai ricercatori che lavorano con la cannabis medicinale in un’ampia gamma di settori e propone soluzioni concrete, sviluppate in collaborazione da istituzioni di tutte le regioni del Paese.

“La sua attuazione è urgente, perché senza un quadro normativo chiaro ed efficiente, il Brasile continuerà a trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi che hanno già compiuto progressi in questo campo strategico”, afferma la professoressa. “Consolidare un contesto normativo significa rafforzare la ricerca accademica e creare le condizioni per l’innovazione, lo sviluppo sostenibile e l’autonomia tecnologica nazionale”.