30 Settembre 2026
https://elplanteo.com/ariccame-licencias-canamo-horticola-resolucion-69-2026/
L’ARICCAME ha pubblicato la Risoluzione 69/2026, autorizzando quattro licenze per la produzione, la lavorazione e l’esportazione di canapa a fini orticoli in Argentina. Dietro questa dicitura burocratica si cela qualcosa di molto più concreto: fiori e infiorescenze con un contenuto di THC inferiore all’1%. Il costo per ottenere una licenza varia tra i 2 e i 3 milioni di pesos argentini (ARS), a cui si aggiunge una tassa annuale di convalida.
Il 3 settembre, l’Agenzia Regolatrice dell’Industria della Canapa e della Cannabis Medicinale (ARICCAME) ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale la Risoluzione 69/2026, stabilendo il regime di licenze per la canapa destinata a uso orticolo in Argentina.
È opportuno partire da questo punto, poiché la denominazione può trarre in inganno. Il termine “orticolo” non si riferisce all’orticoltura nell’accezione comune del termine. Il regolamento stesso la definisce come un’attività produttiva volta a ottenere e utilizzare infiorescenze e biomassa, a condizione che il materiale rientri nei limiti che lo classificano come canapa: nello specifico, un contenuto di THC fino all’1%.
In altre parole, il governo argentino ha appena autorizzato un percorso legale per la produzione e la commercializzazione di fiori di cannabis non psicoattivi.
Le quattro licenze per la canapa in Argentina
Il regime prevede quattro categorie; una stessa azienda può richiedere l’autorizzazione per più di una categoria, purché ne soddisfi i relativi requisiti.
• Produzione agricola. Comprende la fase di produzione primaria e il condizionamento del materiale vegetale.
• Trasformazione di prodotti derivati. Riservata agli enti che trattano tale materiale per impieghi in ambito medico, veterinario, nutrizionale, cosmetico o industriale. Tale autorizzazione non sostituisce quelle sanitarie rilasciate da ANMAT o Senasa.
• Servizi accessori. Destinata alle aziende che operano per conto terzi all’interno della filiera – ad esempio, nelle attività di condizionamento o stoccaggio – senza acquisire la proprietà del materiale.
• Commercio estero. Le esportazioni devono essere corredate da documentazione relativa a origine, destinazione, qualità e tracciabilità. Sono escluse da questa categoria le operazioni commerciali riguardanti materiale di propagazione.
Le autorizzazioni hanno una validità di cinque anni dalla data di notifica del rilascio; sono rinnovabili su richiesta e richiedono una conferma annuale per attestare il permanere delle condizioni in base alle quali sono state concesse. Le domande vanno presentate tramite la piattaforma TAD.
Quanto costa l’ingresso?
Ecco le informazioni chiave che determinano chi può partecipare e chi no.
L’Allegato II stabilisce tre tariffe: una per l’esame della domanda, una per il rilascio della licenza e una terza per la convalida annuale. La tariffa per l’esame è pari a 150.000 ARS per tutte le categorie e non è rimborsabile, anche qualora la domanda venisse respinta o archiviata. Le altre tariffe variano.

Un produttore che intenda sia coltivare che esportare necessita di entrambe le licenze: ciò comporta un costo iniziale di 5,5 milioni di ARS più la tariffa di esame di 300.000 ARS, seguito da un costo annuale di 2,75 milioni di ARS per il solo mantenimento delle autorizzazioni.
Vi sono due eccezioni rilevanti. Gli enti pubblici nazionali e le università pubbliche – incluse le relative stazioni sperimentali, gli istituti e le facoltà – sono esenti da tutte le tariffe. Inoltre, i titolari di licenze esistenti che presentano domanda per adeguare le proprie attività alla normativa sono esenti dalla tariffa di esame e pagano solo la metà della tariffa per il rilascio della licenza, sebbene il costo per la convalida annuale rimanga invariato rispetto agli altri soggetti.
L’ARICCAME si è inoltre riservata il diritto di adeguare tali importi tramite provvedimento amministrativo, sulla base dell’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) dell’INDEC e delle variazioni dei propri costi operativi.
Requisiti da soddisfare
La risoluzione comprende sette allegati. Oltre al quadro normativo e al tariffario, essi definiscono le linee guida minime per le buone pratiche agricole, i requisiti tecnici delle infrastrutture, le modalità di tracciabilità e identificazione dei lotti, la procedura per la gestione e lo smaltimento finale del materiale vegetale di scarto, nonché la procedura di campionamento e analisi, inclusi i protocolli per la gestione dei risultati che superano i limiti normativi.
I titolari di licenza sono tenuti a presentare una dichiarazione giurata relativa al proprio inventario nel mese di maggio di ogni anno — anche tramite la piattaforma TAD — e sono soggetti a ispezioni e verifiche da parte dell’ente.
Un’agenzia che era ferma al palo
Questa risoluzione completa una fase del processo attesa da tempo.
La prima tappa è stata rappresentata dalla Risoluzione 1/2024, che ha autorizzato le licenze per la canapa destinata alla produzione di sementi, granella e fibra. Nel giugno di quest’anno è seguita la Risoluzione 41/2026, che ha istituito un regime speciale per garantire la continuità operativa ai produttori di semi, piantine e talee. Ora, il quadro normativo è stato esteso anche al settore dei fiori e della biomassa.
Gli operatori del settore avevano fatto notare che tale lacuna escludeva una parte significativa del business reale della canapa, dato che il fiore (infiorescenza) costituisce la materia prima per i prodotti a maggior valore aggiunto.
Il provvedimento entrerà in vigore 30 giorni lavorativi amministrativi dopo la sua pubblicazione; ciò significa che il nuovo regime sarà operativo a metà ottobre.
Resta da vedere in quanti potranno sostenerne i costi. Tra la concessione iniziale e la convalida annuale, il mantenimento di una licenza di produzione agricola comporta una spesa superiore a un milione di pesos l’anno, esclusi i costi per infrastrutture, analisi di laboratorio e autorizzazioni sanitarie, che la risoluzione classifica come spese distinte. Per un mercato argentino che non ha ancora registrato volumi significativi, si tratta di una barriera all’ingresso che determinerà quali attori vi prenderanno parte.

