Svizzera: L’OFDT analizza il metodo svizzero per legalizzare senza abusi

16 Febbraio 2026

Aurélien BERNARD

https://www.newsweed.fr/cannabis-ofdt-methode-suisse-legaliser/

Mentre il dibattito sulla legalizzazione della cannabis rimane in stallo in molti paesi europei, la Svizzera sta andando controcorrente. Invece di assumere una posizione ideologica, il paese ha scelto di testare, misurare e valutare. Questa strategia è dettagliata in un documento pubblicato dall’Osservatorio francese delle droghe e delle tossicodipendenze (OFDT), redatto da Frank Zobel, uno dei massimi esperti svizzeri in materia di politiche antidroga.

Intitolata “Riformare attraverso la sperimentazione: la Svizzera e la cannabis”, questa analisi fornisce un’analisi approfondita dei programmi pilota per la vendita legale di cannabis avviati in Svizzera dal 2021, dei loro risultati intermedi e di come questi stiano ora ispirando una bozza di legge nazionale. Un caso esemplare in Europa.

Competenza dal campo

Il documento dell’OFDT è redatto da Frank Zobel, Vicedirettore di Addiction Switzerland, responsabile del progetto Cann-L a Losanna e direttamente coinvolto nella progettazione e nell’implementazione degli studi pilota svizzeri. Ricercatore di spicco sulle politiche in materia di droghe in Europa, Frank Zobel ha anche contribuito a numerosi studi sulla riduzione del danno, sulla regolamentazione della cannabis e sulla valutazione delle politiche pubbliche.

Come sottolinea l’OFDT, qualsiasi legalizzazione della cannabis sembrava, fino a poco tempo fa, incompatibile con le convenzioni internazionali delle Nazioni Unite e il panorama politico europeo. Nel frattempo, Stati Uniti, Canada e Uruguay hanno aperto mercati legali in gran parte commerciali, spesso modellati su quelli dell’alcol.

Questi modelli hanno permesso di ridurre gli arresti e indebolire il mercato nero, ma anche di diversificare i prodotti (commestibili, concentrati, ecc.) o moltiplicare i punti vendita, e di osservare un aumento del contenuto di principio attivo dei prodotti e una diminuzione dei loro prezzi, nonché un aumento del consumo regolare di cannabis tra gli adulti.

L’approccio svizzero: sperimentare piuttosto che decidere

Secondo l’analisi dell’Osservatorio federale delle droghe e delle tossicodipendenze (OFDT), la Svizzera ha optato per una strategia unica: la riforma attraverso la sperimentazione, un metodo già utilizzato negli anni ’90 per la prescrizione medica di eroina e per le sale di consumo sorvegliate.

Dal 2021, un articolo specifico della Legge sugli stupefacenti autorizza, per un periodo di tempo limitato, sperimentazioni pilota scientifiche per la vendita di cannabis. L’obiettivo non è creare un mercato, ma generare dati affidabili sugli effetti di un accesso legale rigorosamente regolamentato.

Le regole sono particolarmente severe: la partecipazione è limitata agli adulti che già consumano cannabis, il THC è limitato al 20%, i prodotti devono essere coltivati ​​in Svizzera e biologici, la pubblicità è severamente vietata, le quantità sono limitate e devono essere integrate misure di riduzione del danno e prevenzione.

Alla fine del 2025, erano in corso sette sperimentazioni pilota, che hanno coinvolto circa 13.000 partecipanti. Il rapporto di Frank Zobel individua tre approcci principali:

• Il primo è di tipo medico, prevede la vendita tramite farmacie e un forte coinvolgimento delle università, in particolare a Zurigo, Berna e Basilea.
• Il secondo, più orientato alla comunità e alla salute pubblica, si concentra su Ginevra e Losanna. Questi progetti operano senza scopo di lucro, con semplici punti vendita e personale formato nella riduzione del danno.
• Il terzo approccio è guidato da attori privati, più orientati a una logica commerciale, che stanno già testando i limiti del quadro giuridico in previsione di un potenziale futuro mercato nazionale.

Primi risultati ben lontani dalle fantasie

Secondo l’Osservatorio francese delle droghe e delle tossicodipendenze (OFDT), i dati iniziali disponibili non confermano né un’impennata dei consumi né un calo della sicurezza pubblica. Il progetto Cann-L, guidato da Frank Zobel a Losanna, mostra, ad esempio, una generale stabilità nei consumi, un significativo allontanamento dal mercato nero e una graduale adozione di metodi di consumo meno rischiosi come i vaporizzatori.

Anche il profilo dei partecipanti è indicativo: prevalentemente uomini occupati, spesso consumatori di lunga data, un gruppo demografico in gran parte invisibile nei sondaggi tradizionali.

Dal punto di vista economico, questi progetti hanno già sottratto diversi milioni di euro al mercato illegale, autofinanziandosi e finanziando al contempo iniziative di salute pubblica.

È in fase di elaborazione una legge nazionale.

Sulla base di questi esperimenti, il Parlamento svizzero sta ora lavorando a una legge federale sui prodotti a base di cannabis, che sarà presentata nel 2025 e analizzata nel rapporto dell’OFDT (Osservatorio francese delle droghe e delle tossicodipendenze). Il testo propone un modello innovativo: monopoli di vendita al pubblico, status di ente senza scopo di lucro, tassazione basata su incentivi basati sui rischi per la salute, divieto assoluto di pubblicità e tracciabilità completa.

Ispirato al modello del Quebec, questo progetto mira esplicitamente a evitare gli eccessi commerciali osservati in Nord America, offrendo al contempo un’alternativa credibile al mercato nero.

Come sottolinea Frank Zobel nella sua analisi per l’OFDT, la Svizzera non pretende di avere un modello perfetto. Tuttavia, dimostra che è possibile superare l’impasse ideologica basandosi su dati, esperimenti reali e un dialogo continuo tra ricercatori e responsabili politici.

In un momento in cui diversi paesi europei stanno lottando per riformare o stanno adottando misure parziali di difficile attuazione, l’approccio svizzero potrebbe diventare un’importante fonte di ispirazione per ripensare la regolamentazione della cannabis nel continente.